L'Italia stravince, la Francia strarosica

Il trionfo dei Maneskin all'Eurovision ribalta i luoghi comuni: ora esportiamo pure il rock

L'Italia stravince, la Francia strarosica

E figurarsi se non scattava subito la polemica a perdere. I Maneskin con il brano Zitti e buoni hanno vinto l'Eurovision Song Contest trentun anni dopo Toto Cutugno (quando ancora si chiamava Eurofestival) dopo un testa a testa con Francia e Svizzera ma i francesi, come da copione, non l'hanno accettata e hanno chiesto la squalifica dei vincitori. Motivo: la pubblicazione di un video del cantante Damiano con il volto piegato su di un tavolino. Il sospetto, peraltro facilmente smentibile guardando attentamente, è che stesse assumendo droga proprio durante lo show. Risultato: la videoclip è diventata virale e apriti cielo. In realtà, secondo la versione ufficiale, si era chinato soltanto per raccogliere i cocci di un bicchiere rotto. Circostanza peraltro confermata dagli organizzatori dell'Eurovision che hanno sottolineato la «speculazione che circonda il videoclip dei vincitori italiani».

«È una accusa totalmente infondata, nessuno ha fatto uso di droga», hanno detto i quattro Maneskin ieri, un po' allibiti di fronte al montare della questione, specialmente sui social. Insomma, una polemica smentita da tutti gli interessati (Damiano ha anche deciso volontariamente di sottoporsi a un test antidroga) ma che in Francia ha coinvolto persino le istituzioni: «È la commissione di deontologia che deve risolvere la questione ha detto il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian . Se c'è bisogno di sottoporsi ai test, faranno i test».

Detto tra noi, è abbastanza inusuale che un ministro degli Esteri prenda posizione su di una questione del genere, specialmente in una fase complicata come questa. In ogni caso, resta la vittoria dei Maneskin che hanno convinto le giurie ma, soprattutto, hanno conquistato il pubblico, visto che il televoto è stato decisivo. «Per noi è un messaggio a crederci sempre. Quando abbiamo presentato questo brano, ci dicevano che non saremmo andati da nessuna parte. E invece abbiamo vinto il Festival di Sanremo e poi anche l'Eurovision. Chi l'avrebbe detto?». In effetti il trionfo in Europa di un brano italiano fortemente rock era prevedibile come una missione per vendere ghiaccio agli esquimesi. Ma adesso è decisiva per liquidare una volta per tutte i soliti luoghi comuni sull'Italia «solo pizza e mandolino» e sulla incapacità quasi genetica di comporre musica aggressiva e coinvolgente. «E la nostra vittoria è anche un messaggio alle radio che credono sempre meno nel rock e, addirittura, tagliano gli assoli di chitarra dei brani che trasmettono», dicono loro sorridendo.

In ogni caso, i Maneskin sono arrivati sul tetto d'Europa (anche per Spotify) partendo dal trampolino del Festival di Sanremo che li ha incoronati vincitori dopo aver presentato un manipolo di canzoni obiettivamente innovativo rispetto alla tradizione dell'Ariston. «E difatti dedichiamo questa vittoria non soltanto ai lavoratori dello spettacolo danneggiati dalla pandemia ma pure ad Amadeus che ha creduto in noi. Non a caso si è subito complimentato mandandoci un messaggio, così come hanno fatto Fiorello, Laura Pausini e tanti altri». In poche parole, questa vittoria potrebbe rivelarsi un segnale di rinascita, se non altro per il momento nel quale è arrivata. Intorno ai quattro ragazzi dei Maneskin si è risvegliato l'orgoglio festoso di poter celebrare una vittoria collettiva in un momento di sconfitte pesanti e di incertezze dolorose. Niente di taumaturgico, per carità, ma senza dubbio catartico e anche un po', diciamolo, incoraggiante. Dopotutto l'urlo rock è uno dei messaggi che riescono meglio a riunire il pubblico, specialmente quando si trova in difficoltà.

E poi, tanto per aggiungere un po' di feuilleton, i Maneskin sono una band che suonava sui marciapiedi di Via del Corso a Roma e che in quattro anni ha conquistato X Factor, poi il Festival e infine l'Ahoy Arena di Rotterdam, oltretutto con una performance da consumati rockettari con tanto di headbangin' e chitarra con la tastiera scrostata come da copione degli anni Settanta. Tra l'altro, giusto per restare veramente rock, dopo la proclamazione della vittoria Damiano ha cantato Zitti e buoni in versione integrale, quindi con le «parolacce» censurate: «Già non sopportiamo la censura, che comunque non aveva cambiato il significato del testo. Però ho pensato: Tanto adesso non possono più squalificarci», dice lui sorridendo sornione. E ora? «Iniziamo a scrivere le canzoni per il nuovo album» conferma Victoria, la bassista che è il vero baricentro di una band che, passo dopo passo, sta cambiando i gusti del pubblico italiano (ma non solo).