Locke & Key, solo teen drama e zero horror

Locke & Key poteva essere una serie tv in stile Hill House, invece si rivela un dramma giovanile in una storia fantasy che non coinvolge

Locke & Key non è come Hill House: su Netflix l’ennesimo teen drama che poteva (e doveva) invece seguire la strada e il successo della serie tv basata sul libro di Shirley Jackson.

Locke & Key, elevato potenziale che diventa cliché

La famiglia Locke si trasferisce nel Massachusetts, precisamente a Lovecraft, nella suggestiva e vecchia magione di famiglia chiamata Keyhouse. Così inizia Locke & Key, la serie tv annunciata come horror ma rivelatasi poi uno scontato teen drama nella sua versione fantasy.

Le caratteristiche tipiche del racconto infatti ci conducono inevitabilmente da queste parti, ma andiamo con ordine. Come detto la famiglia Locke si trasferisce a Lovecraft abbandonando Seattle dopo il tragico lutto che l’ha colpita con la morte del padre Rendell, uomo positivo ed altruista che teneva unita la famiglia. La sua morte, avvenuta per mano di un giovane studente spinto da oscure motivazioni, ha portato la famiglia non solo lontano dalla città in cui vivevano ma anche da loro stessi.

Nina, madre e vedova, fa molta fatica ad arginare da sola i figli, con un supporto del cognato praticamente nullo a cui si aggiunge un passato da tenere a bada. Tyler, figlio maggiore, è il classico ragazzo problematico: rapporto conflittuale con il padre scomparso, insofferenza per la vita in famiglia, violenza pronta a scatenarsi. Kinsey, la secondogenita, influenzata dal comportamento del fratello, si pone anch’essa in senso opposto alla nuova vita con una tendenza ad isolarsi, ciò nonostante si dimostra essere poi più incline al cambiamento. Infine Bode, figlio minore e carattere più interessante del racconto: affronta con il sorriso e con mente aperta la nuova avventura, ben disposto ad attraversare i confini della realtà.

La Keyhouse, la casa che ospiterà la famiglia Locke, è nella sua disponibilità da molti anni. Il defunto Redell ci ha vissuto in giovane età ma dopo alcuni misteriosi eventi non vi ha più rimesso piede. La struttura si presenta bene, con vaghi ricordi ad altre famose dimore (citata da Tyler appunto la casa di Norman Bates) con all’interno segreti ancora più intriganti. Nascoste nelle varie stanze, e negli oggetti di tutti i giorni, ci sono delle chiavi che consentono, a chi le usa, di disporre della magia: possono aprire porte su luoghi lontani da quello in cui ci si trova, accendere fuochi al solo sfregarsi, entrare nella propria mente e molto altro.

Il divertimento nel loro utilizzo confonde i giovani protagonisti dalla grande minaccia che aleggia su di loro: Dodge, una misteriosa entità che vive nel vicino pozzo, vuole impossessarsi delle chiavi magiche. Durante la ricerca di queste e lo scontro con il nemico, i ragazzi Locke fanno inoltre luce sui due grandi enigmi di partenza, cioè il movente dietro l’omicidio del padre e il motivo per cui questo non ha mai raccontato delle sue incredibili esperienze giovanili nella Keyhouse.

Perché Locke & Key delude

La serie tv ha come produttori Carlton Cuse e Meredith Averill. Il primo figura tra i fautori di Lost, The Strain e la recente Jack Ryan. La seconda è tra coloro che hanno realizzato uno dei titoli più riusciti degli ultimi anni, cioè Hill House, a cui ha partecipato nella veste di sceneggiatrice e produttrice. Insieme a loro troviamo anche Andy Muschietti, regista degli ultimi due film di IT.

Inoltre, la serie tv si basa sulla graphic novel creata da Gabriel Rodriguez e Joe Hill, quest’ultimo figlio di Stephen King e già autore del racconto su cui si basa la serie tv NOS4A2. Insomma, i presupposti per parlare della “nuova Hill House” c’erano tutti, visto soprattutto che il lavoro da cui prende spunto la serie ha un’apprezzata vena horror. Invece il risultato è molto lontano da quanto sperato.

Il genere horror, o quanto meno il thriller spinto di Hill House, è sacrificato in ogni momento possibile a favore del teen drama, versione fantasy. Le scene a disposizione per ottenere delle forti emozioni c’erano tutte, con momenti di tensione e successivi assicurati salti sul divano. Eppure Locke & Key, fin dal primo episodio, mette le cose in chiaro e vira pesantemente su di un mood molto più calmo, privo di paura o di qualsiasi sfaccettatura di questo sentimento, mettendo le basi per il solito dramma giovanile che questa volta ha a che fare con il soprannaturale.

La casa, inteso come misterioso luogo di comunione tra i protagonisti e le relative riflessioni drammatiche sui loro rapporti, cioè quegli elementi che idealmente collegavano Locke & Key ad Hill House, sono affrontati in modo nettamente diverso, smontando qualsiasi affinità con il precedente titolo di Netflix.

Altrettanto deludenti sono le interpretazioni degli attori che risultano essere di poco spessore. La madre, Nina, interpretata da Darby Stanchfield (Scandal e Mad Men), è quasi impalpabile, praticamente assente; Tyler, il figlio maggiore, interpretato da Connor Jessup (American Crime), come detto, è il classico stereotipo del giovane insofferente che non vuole legarsi a nessuno; Kinsey, Emilia Jones (Utopia), rispecchia invece l’altro noto comportamento dei teen drama, la ragazza silenziosa che vuole stare da sola, finendo così per attrarre più di un ragazzo incuriosito. Tutti molto scontati nei rispettivi ruoli.

Discorso a parte invece per Bode, interpretato da Jackson Robert Scott. Il suo stile poco nerd alla Stranger Things e più “puro” alla IT - di cui appunto questo attore è uno degli interpreti - rende il figlio minore il carattere più interessante della serie, oltre che il vero protagonista del racconto. Purtroppo questo non basta a salvare gli episodi da un giudizio negativo, soprattutto per le aspettative che si nutrivano.

Nuovo passo falso per Netflix

Come già visto in passato per altri titoli - vedi Messiah - Locke & Key è stata presentata con un involucro che non rispecchia il suo contenuto. Certo, non si tratta di una storia orribile o di una sua trasposizione sbagliata o sconclusionata, ma non è assolutamente quanto il pubblico si aspettava, soprattutto per coloro che hanno apprezzato la graphic novel di riferimento.

Ennesimo teen drama per Netflix che continua a proporre il genere in ogni sua sfaccettatura possibile, dal thriller al racconto esistenziale, dalla commedia al fantasy. Locke & Key è adatta per un pubblico molto giovane o per coloro che non hanno intenzione di addentarsi in una storia troppo complessa, accontentandosi di qualcosa di leggero con un minimo di filo conduttore nella trama. Da vedere con nonchalance mentre si mangia o quando non c’è altro su cui far ricadere la decisione.