Maledizioni, anatemi e battute contro i ladri di libri

Maledettiiiii!!! Se i ladri sono individui spregevoli, i ladri di libri sono anche peggio. Miserabili, miserevoli, vituperabili e vituperandi. Il problema è che sono anche irredimibili. Se rubi libri - come sa bene chi scrive, peraltro - non puoi farci nulla. Non puoi resistere, anche se sai che è peccato e reato.

Da quando esistono i libri, esistono i ladri. E per proteggere i primi e scoraggiare i secondi, si è tentato di tutto nel corso della storia. Oltre a chiudere codici e volumi in armadi, o legarli a catene, fin dal Medioevo bibliotecari, copisti e proprietari vergavano sulle varie copie frasi minacciose per mettere in guardia i malintenzionati. Tipo: «Chi ruba questo libro ladro è e ladro morirà» (su un manoscritto del XV secolo appartenente a una confraternita dell'Assia). Oppure: «Questo libro è di San Vittore di Parigi, ad uso del fratello Michel Lecourt. Chiunque lo rubi sia anatema. Amen». Gli esempi di intimidazioni libresche sono molti, e alcuni particolarmente originali. Lucio Coco, bibliofilo e biblista, li ha raccolti - compilazione mai tentata prima - nel volumetto Contro i ladri di libri. Maledizioni&anatemi (Le Lettere). Scegliendo fior da fiore, citiamo: «Libro di Santa Maria e di San Nicola. Se qualcuno lo sottrae la morte lo colga; sia cotto nella padella; gli venga il mal caduco e la febbre; sia spezzato e appeso» (su una pagina della Bibbia di Arnstein a Treviri del XII secolo). Oppure: «Sia legato insieme al diavolo chiunque sottrarrà questo libro» (su un codice dell'XI secolo dell'abbazia di San Vedasto ad Arras). O, laconico e ieratico, «Chi ruberà sia percosso sul culo» (su un manoscritto del '200 della Staatsbibliothek di Monaco).

Per il resto, i ladri di libri hanno continuato a operare fino a oggi, indifferenti a qualsiasi minaccia. E una delle categorie professionali più brillanti in materia è probabilmente proprio quella giornalistica. Qui al Giornale, ad esempio, ancora si racconta del celebre germanista che persino a luglio entrava in redazione con addosso un impermeabile con due grandi tasche formato in-folio, per infilarci i grandi volumi che le banche donavano a Montanelli. E sopratutto la feroce battuta di Giovanni Arpino su Marcello Staglieno, bibliofilo micidiale e suo amico: «Devi dare questi libri a Marcello? Lasciali lì su una scrivania. Così li ruba ed è più contento».

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