"Memoria di mio padre calunniata", Patricia Gucci contro il film con Lady Gaga

La figlia di Aldo Gucci, fondatore dell'omonimo marchio di moda, ha affidato al web un lungo sfogo contro il registra Ridley Scott e la produzione internazionale che sta girando a Roma il film biografico: "Non posso tacere"

Le riprese di "House of Gucci", il film diretto dal regista britannico Ridley Scott, proseguono a ritmo serrato tra Milano, Firenze e Roma. Ma la realizzazione della pellicola prodotta dallo stesso Scott in collaborazione con la casa di produzione statunitense Metro Goldwyn Mayer, sta suscitando non poche polemiche. A scatenarle è stata la stessa famiglia Gucci, prima tra tutti la figlia del fondatore Aldo Gucci, Patricia.

Nelle scorse ore Patricia Gucci, 58 anni, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un duro sfogo contro la produzione, criticando aspramente il ritratto del padre che emerge dalla pellicola: "Dopo aver visto le immagini in anteprima di 'House of Gucci' non posso stare a guardare. Mio padre - Aldo Gucci, che ha trasformato Gucci da un unico negozio a Firenze a un fenomeno globale durante i suoi 30 anni come Presidente - è ritratto come un minuscolo delinquente sovrappeso, quando in realtà era alto, magro e con gli occhi azzurri. Era la personificazione dell'eleganza, applaudito da reali, capi di stato e leggendarie star di Hollywood".

Nel film, che uscirà il prossimo novembre, Aldo Gucci è interpretato da Al Pacino. Nel cast anche Lady Gaga che veste i panni di Patrizia Reggiani, soprannominata Lady Gucci che, negli scorsi giorni, si era scagliata anche lei contro la produzione angloamericana per non essere stata contattata prima della trasposizione neppure dalla popstar che la interpreta.

La rabbia di Patricia: "Vederli glorificati a Hollywood è incomprensibile"

Nel lungo post di sfogo, Patricia Gucci si scaglia contro la produzione e il regista per aver realizzato un film sulla base di una sceneggiatura tratta da un libro del 2001 - "The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed" - non autorizzato sulla famiglia Gucci. Biografiche che si basa sullo zio, Maurizio Gucci, e sua moglie condannata per l'assassinio del marito: "La sceneggiatura è basata su un libro di un autore che non ha mai incontrato mio padre ed è incentrato su Patrizia Reggiani - un'assassina condannata- e mio cugino Maurizio Gucci, che ha spietatamente messo da parte suo zio in una scalata ostile prima di mandare all'aria l'attività. Vederli glorificati dall'Olimpo di Hollywood e dall'acclamato regista Ridley Scott è incomprensibile".

Una memoria, quella del padre Aldo fondatore di un impero, "troppo preziosa per essere calunniata e oggetto di questa apparente denigrazione", ha continuato sui social network Patricia. La donna si è scagliata anche contro il cugino, Maurizio, "che doveva tutto a mio padre, che da giovane lo prese sotto la sua ala protettrice e lo trattò come un figlio. Mio padre non è stato impeccabile. Aveva un carattere leggendario e governava con il pugno di ferro. Con tenacia e lealtà alla sua famiglia si è guadagnato il rispetto di tutti coloro che hanno lavorato con lui, me compresa. Molte persone devono la loro carriera a lui. Il successo di Gucci è in gran parte dovuto a lui".

Un aspetto che non sarebbe stato messo in luce nella pellicola che Ridley Scott sta ultimando in Italia e che lei oggi denuncia con amarezza. Lei stessa, nel 2016, ha scritto un libro di memorie sulla figura del padre e ha più volte rifiutato offerte per realizzare un adattamento cinematografico. "Per paura che eventi reali e personaggi venissero distorti a scopo di lucro. Non dovrebbe essere rivisitata nell'interesse di vendere più libri e servizi di streaming", ha concluso Patricia.

Having seen the preview images of "House of Gucci," set for release in November, I cannot sit idly by. My father - Aldo...

Posted by Patricia Gucci on Thursday, March 25, 2021
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Commenti

Alitar

Ven, 26/03/2021 - 14:32

Be', ma cosa c'è da aspettarsi da chi con supremo sprezzo del ridicolo affida ad attori di colore ruoli classici? Poi c'è un'altra cosetta: negli USA non riescono proprio a staccarsi dallo stereotipo dell'italiano basso, tozzo e scuro tant'è che praticamente mai si vedono italiani alti, magri e con occhi azzurri soprattutto se interpretati da italiani. No, a calarsi nel ruolo degli abitanti della penisola sono regolarmente attori spesso neppure di ascendenza europea purché bassi, tozzi e scuri, stile Supermario insomma. Quanto a realismo, gli yankee sono sempre una garanzia.