Morgan spiega il testo modificato di Sincero: "È dissenso cantato da un dissidente"

In una nota postata sul suo sito ufficiale, il cantautore rivela cosa si nasconde dietro l'esibizione di Sanremo 2020 diventata virale: il "disordine" di Bugo e quel "ringrazia il cielo sei su questo palco"

Morgan continua a gettare benzina sul fuoco. Il cantautore, in una nota postata sul suo sito ufficiale, precisa due passaggi del suo “testo dissident” di Sincero, il brano portato in gara al Festival di Sanremo e valso la squalifica per l’abbandono di Bugo. Quell’esibizione del venerdì sera, condita di accuse e attacchi già dietro le quinte, è ormai diventata virale: il video su YouTube ha superato le 12 milioni di visualizzazioni, gif e meme si sprecano sui social.

L’ex leader dei Bluvertigo ci tiene a specificare che quelle parole cambiate repentinamente non sono dissing, ovvero una specie di gara di insulti tra colleghi. "È dissenso – scrive Morgan – cantato da un dissidente a un dissennato cantante".

Il cantante comincia la sua analisi partendo dal primo verso della seconda quartina, ovvero: "Certo disordine è una forma d’arte, ma tu sai solo coltivare invidia". In questo caso Morgan si riferisce ad alcune tipologie di disordine. "Ad esempio – puntualizza – quel disordine che appartiene alla creatività o alla organizzazione fantasiosa e non rigida della realtà e degli oggetti che fanno parte della realtà".

"Sono delle modalità – aggiunge il cantautore – che a volte stanno alla base dell’artista stesso, cioè che molte opere d’arte nascono proprio dal caos, come del resto si narra che il mondo venga generato da un magna amorfo, l’ápeiron. Dal Caos al Cosmos". Ovviamente Bugo non rientra in questo concetto. "Lo sappiamo – specifica subito – che in molti casi gli artisti sono disordinati, casinisti, incasinati, ma tu no, tu non sei il prodotto della coltivazione del disordine, ma piuttosto uno che calcola e trae forza dal rancore".

Morgan: "Bugo non ha avuto rispetto"

Il secondo punto essenziale è il finale, quel "ringrazia il cielo sei su questo palco, rispetta chi ti ha portato dentro". Morgan sottolinea la differenza di senso tra i verbi ringraziare e rispettare. "A grandi linee – scrive – alludono ad una azione di doverosa riverenza che rappresenti una reale consapevolezza del privilegio, che invece manca ed è ragione stessa dell’invettiva inaspettata ma chiamata, cercata e meritata".

Il palco, nelle parole del cantautore, è il luogo sul quale va in scena lo spettacolo delle star, le stelle del mondo della musica. "Chi o cosa va ringraziato – spiega allora – è il cielo, in quanto si coglie l’altezza di quel privilegio e si rivolge una preghiera a ciò che è più grande di noi e che non per forza deve essere Dio ma sicuramente qualcosa di simile al destino o alla fortuna o al caso o alla provvidenza".

Manifestazioni come Sanremo, tuttavia, sono rese possibili dagli esseri umani: Bugo e i suoi collaboratori avrebbero mancato di rispetto proprio alle persone normali che lavorano al Festival. "Quando parlo di rispetto – conclude Morgan – parlo proprio di quello che né Bugo né i suoi collaboratori hanno avuto nei miei confronti. Non mi riferisco al giorno prima, ma ai due mesi precedenti, estenuanti, in cui tutti i giorni non ho ricevuto il rispetto da parte loro. Ecco che allora si richiama al rispetto chi ti ha portato non ‘sul’ palco, ma ‘dentro’ questo meccanismo dal quale tu trarrai beneficio in ogni suo aspetto quindi anche giù dal palco, nelle radio, nelle tv, sui giornali".

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Commenti

Redfrank

Mar, 18/02/2020 - 20:41

il disordine è una forma d'arte........il vuoto è una forma di pieno........il nulla è pieno di tutto.......il caos è la migliore specie di ordine......l'orrore è la più pura delle bellezze......ma questi cervelli che cosa sono ??!!

gneo58

Mer, 19/02/2020 - 09:22

se questo tizio alla soglia di 50 anni si fosse fatto 30 anni di fabbrica avrebbe meno disordini mentali. Per i giovani non so ma per chi ha qualche anno sulle spalle ed e' cresciuto con la musica italiana e straniera anni 60-70-80 l'abisso e' piu' che evidente.