Traffico illecito intorno a Carlo: il nipote di Camilla lo mette in vendita

È una storia losca di soldi e privilegi quella che coinvolgerebbe il nipote di Camilla Parker Bowles, accusato di vendere "contatti" con il principe Carlo

Traffico illecito intorno a Carlo: il nipote di Camilla lo mette in vendita

Arrivare tra le persone che contano, nell’elite e poter fare affari ai più alti livelli è un’impresa facile solo a parole. Entrare in contatto con personaggi di fama e potere planetario come il principe Carlo, poi, è ancora più complicato. Un privilegio concesso a poche e selezionate persone. Il presidente del partito Tory (il partito conservatore inglese), nonché nipote di Camilla Parker Bowles (è figlio della sorella Sonia Annabel Shand Elliot), Ben Elliot, sarebbe riuscito a creare una falla in questo sistema e ora è accusato di aver fatto soldi organizzando incontri tra l’erede al trono e ricchi uomini d’affari.

L’accesso al principe Carlo

Ben Elliott, 45 anni, avrebbe venduto ciò che il Sunday Times, il giornale che ha fatto lo scoop, definisce “l’accesso al principe Carlo”, ovvero la possibilità di incontrarlo, parlare con lui, insomma il privilegio di essere presentati all’erede al trono e fare la sua conoscenza. Ci sarebbe stato persino uno schema ben definito e rodato alla base di questa compravendita, diciamo così: gli uomini d’affari che volevano incontrare il principe di Galles dovevano entrare a far parte della compagnia concierge “Quintessentially”, che fornisce ai suoi clienti, naturalmente tutti facoltosi, diversi tipi di servizi. La partecipazione nella società implicava spendere diverse migliaia di sterline. Dettaglio fondamentale: “Quintessentially” appartiene a Ben Elliott.

Il Sunday Times è venuto a conoscenza di questa storia piuttosto oscura grazie alle dichiarazioni del 61enne milionario delle telecomunicazioni e generoso finanziatore del partito Tory Mohamed Amersi, che per diversi anni avrebbe pagato una quota annuale di 15mila sterline per essere un membro “premium”, mettiamola così, di Quintessentially. Sembra pure che, grazie a questo “abbonamento” bizzarro, nel 2013 a Dumfries House (Scozia) sia stata organizzata “una cena privata”, in questo modo la etichettano i giornali, durante la quale Amersi avrebbe incontrato proprio il principe Carlo.

C’è di più. Questa cena avrebbe dato i suoi frutti, perché il tycoon delle telecomunicazioni sarebbe diventato un membro del consiglio di amministrazione di una delle charity del principe Carlo e avrebbe persino donato 1,2 milioni di sterline per le cause umanitarie patrocinate dall’erede al trono. Ci sarebbe anche una mail riportata dalla stampa in cui Ben Elliott si congratula con Mohamed Amersi per i risultati ottenuti e il suo primo contributo in denaro scrivendo “Ben fatto”. Una puntualizzazione: tutti gli eventi descritti finora risalirebbero al 2019, quando Elliot non era ancora presidente del partito Tory. La sostanza, però, non cambia.

Imbarazzo a corte

Il Sunday Times ha chiesto a Mohamed Amersi se la vendita dell’accesso a Carlo potesse essere definita un “pay-to-play” (letteralmente: “pagare per giocare”), un’espressione inglese che indica un privilegio (per esempio l’impegno in una attività o società), o un servizio ottenuto dietro pagamento. Il tycoon ha spiegato: “Voi lo chiamate pay-to-play, io lo chiamo capitalismo dell’accesso. È lo stesso. Ottieni l’accesso, gli inviti, relazioni privilegiate se fai parte dell’organizzazione…”. Poi ha specificanto che arrivare fino al principe Carlo senza “qualcuno come [Elliot] è impossibile, non è facile”.

Inutile dire che tutta la faccenda ha creato scalpore e grande imbarazzo a corte soprattutto perché Ben Elliot ha vincoli di parentela con la moglie dell’erede al trono. Occorre precisare, comunque, che il principe Carlo potrebbe non aver saputo mai nulla di questo sistema di privilegi e denaro. Finora non vi sono prove che dimostrino una sua conoscenza dei fatti. Il partito conservatore e Clarence House, per il momento, non hanno rilasciato dichiarazioni. La sensazione di incredulità e profondo disagio, però, è palpabile, anche perché Elliot è molto vicino a personaggi del calibro di Boris Johnson.

Un portavoce del nipote di Camilla Parker Bowles ha dichiarato: “Mr. Elliot non raccoglie soldi dai membri di Quintessentially nel suo ruolo di presidente del Partito Conservatore. Ha aiutato a raccogliere più di 13 milioni di sterline per le charity attraverso la fondazione Quintessentially, che ha supportato più di 50 enti benefici. È orgoglioso del suo lavoro. Ha anche lavorato per supportare molte altre associazioni e buone cause nel Regno Unito”. Forse da questa storia non verrà fuori un nuovo scandalo che travolgerà la Corona, ma una situazione spinosa, che potrebbe costringere il principe Carlo a muoversi con più cautela, scegliendo con maggior meticolosità collaboratori, amici, conoscenti e partner di lavoro.

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