Potere al telecomando «Borgen», la luce fredda del potere

Ci vuole una buona dose di distacco e professionalità per confezionare una serie tv sul potere che si faccia vedere da tutti senza suscitare proteste, articolesse indignate e interrogazioni parlamentari di una parte o dell'altra. Creata da Adam Price nel 2010, esportata con successo in vari Paesi, la serie danese Borgen (che sta per castello, come viene chiamato il Christiansborg Palace, sede dei tre poteri dello Stato), ma da noi tradotto in Potere, è giunta alla terza stagione. La trasmette LaEffe, la tv di Feltrinelli in partnership col gruppo Espresso e Telecom sul canale 50 del digitale terrestre, il venerdì sera alle 22 (e in varie repliche). Protagonista è Birgitte Nyborg, esponente del partito moderato social-liberista catapultata sulla poltrona di primo ministro dopo che il suo predecessore è stato pescato ad usare la carta di credito per scopi privati. Il concetto di scandalo è ben chiaro anche lassù dove di solito «c'è del marcio». Ma, sebbene a ogni svolta ci sia chi ripete che «non siamo mica in Italia», è ben chiaro anche il concetto di compromesso se l'integerrima neopremier propone di frenare il varo di una commissione d'inchiesta sull'infortunio del collega per averne in cambio il voto in Parlamento. Dunque, gli «uomini del potere», il tema del palinsesto mensile di LaEffe, sono visti nelle tre dimensioni. Quella delle alleanze e degli intrighi machiavellici, quella del volto pubblico gestito da spin-doctor, e quella del privato, con un marito docente universitario che si rassegna a gestire figli e vita domestica. Tutto, nella luce fredda del nord nella quale prende corpo il giusto distacco narrativo. Non siamo mica in Italia! A cominciare dalla nostra fiction che una serie così (o come la rimpianta Boss) se la sogna.
Twitter@MCaverzan


di Maurizio Caverzan

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