Harry si gioca la carta del razzismo (e difende Meghan)

Il principe Harry si scaglia contro la parola “Megxit”, sostenendo che sia un nuovo attacco razzista nei confronti di Meghan Markle

Harry si gioca la carta del razzismo (e difende Meghan)

Il termine “Megxit” ci accompagna, ormai, da quasi due anni, definendo il momento in cui il principe Harry e Meghan Markle hanno deciso di abbandonare il ruolo di membri senior della royal family britannica. Si tratta di una parola ormai entrata nell’uso comune per riferirsi a un addio per certi versi ancora non del tutto chiaro e netto. Il duca di Sussex, però, ha dichiarato in modo esplicito di non gradirla affatto, accusando di razzismo i media che ancora oggi la ripetono.

L'odio contro Meghan

Con il termine Megxit, che racchiude in sé il nome Meghan e la parola exit, sul modello del vocabolo Brexit, si intende sia la fase di abbandono della corte britannica da parte di Harry e Meghan che, in senso più generico, la faida tra i Sussex e i Windsor. Il principe Harry, però, trova che non sia adeguato anzi, che sia addirittura offensivo nei confronti della moglie. Durante il suo intervento al panel “Internet Lie Machine” organizzato da Wired, il duca ha parlato della piaga dell’odio online, spronando le piattaforme social a intervenire per rendere il web un posto più tranquillo ed equo.

Proprio in questa occasione Harry ha raccontato, per esempio, di aver informato il Ceo Twitter Jack Dorsey dell’imminente assalto a Capitol Hill, lo scorso 6 gennaio, a opera dei sostenitori di Trump. Il principe inviò una mail circa 24 ore prima di quel giorno, ma non avrebbe ottenuto risposta. Questo non è stato il solo aneddoto a suscitare scalpore. Harry ha narrato la sua esperienza diretta con gli hater, soffermandosi sul dolore provocato a lui e a Meghan dal termine Megxit: “Forse alcune persone lo hanno capito e altre non ci hanno mai pensato, ma il termine Megxit è un’espressione misogina, creata da un troll, amplificata dai corrispondenti reali e cresciuta fino a diventare un colosso dei media. Ma tutto è iniziato con un unico troll”.

Da questa parola sarebbe scaturita un’ondata di commenti offensivi e razzisti diretti alla duchessa di Sussex. Come riporta Agi.it secondo uno studio pubblicato a ottobre 2021 dalla società Bot Sentinel, Meghan Markle sarebbe divenuta il bersaglio di una campagna di odio e razzismo perpetrata da 83 account di Twitter responsabili, a quanto sembra, di circa il 70% degli insulti e della disinformazione riguardanti Harry e Meghan. Il solo termine Megxit, però, può essere definito razzista?

Una questione di parole

La parola Megxit concentra inequivocabilmente l’attenzione sulla duchessa di Sussex, additandola come unica “mente” dell’addio del secondogenito di Lady Diana alla royal family. Il peso della responsabilità ricade interamente su Meghan, quasi il principe Harry fosse un pupazzo nelle sue mani, incapace di decidere per sé, ma abilissimo a obbedire. In realtà noi non abbiamo la certezza che questa sia la dinamica del rapporto tra i Sussex. Quindi in questo senso iltermine Megxit, più che esprimere razzismo e misoginia, colpevolizzerebbe esplicitamente un’unica persona senza prove incontrovertibili.

Però c’è anche il rovescio della medaglia: tralasciamo il modo in cui è nata la parola. Di fatto quando i giornali usano il termine Megxit non è certo per offendere Meghan, ma per riferirsi a un evento. Si tratta di una semplice convenzione. Il principe Harry e Meghan si aggrappano a un’etichetta, proprio loro che hanno sempre mostrato di non volersi preoccupare delle definizioni. Forse il duca di Sussex vuole dirci che l’addio a Buckingham Palace è stata anche una sua iniziativa, non solo di Meghan? Ma che senso ha censurare una parola? Dobbiamo pensare che anche qui ci sia l’ombra del politicamente corretto? Forse Harry preferisce il termine “Sussexit”, per esempio, perché in tal senso suona più “inclusivo”?

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