Quando un "debole" si vendica è spietato. Doppio Simenon per un'estate da brividi

Le reazioni (emotive) a catena rendono implacabili soprattutto i timidi...

Quando i deboli prendono piena coscienza della propria debolezza, per gli altri sono dolori. Georges Simenon, gran conoscitore e assemblatore dei caratteri dei suoi personaggi e delle reazioni a catena che determinano con chimica implacabilità, spesso mostra proprio... un debole per i deboli. Accade a esempio in Il signor Cardinaud, uscito pochi mesi fa da Adelphi (dopo l'edizione Mondadori del 1957 che portava il titolo Sangue alla testa), dove un marito cornificato, pur senza caricare il nemico come un toro che vede rosso, riesce a consumare una pesante vendetta. E accade anche in I superstiti del Télémaque (pagg. 187, euro 18, traduzione di Simona Mambrini) che sempre Adelphi ha da poco proposto facendo seguito all'edizione mondadoriana del '48.

Anche qui si tratta di questioni familiari, e anche qui entra in gioco la gelosia, pur se mascherata da un affetto fraterno vissuto come una condanna a vita. Siamo a Fécamp, nel 1939. Pierre e Charles Canut, fratelli 33enni, sono biologicamente gemelli, ma per carattere e inclinazioni e (ciò che forse più conta) per gli occhi del mondo sono l'uno l'opposto dell'altro. Pierre, spavaldo, ammirato da tutti e con le stimmate del leader, è il capitano del peschereccio Centaure. Charles, timido, sottovalutato da tutti e remissivo, è impiegato nelle ferrovie. Quando il primo, appena rientrato in porto, viene arrestato sotto l'accusa di aver ucciso Février, un vecchio dall'oscuro passato, il secondo si sente in obbligo di fare ciò che ha sempre fatto: lui, il debole, deve difendere l'altro, il forte. A pagina 27, le parole dell'anziana madre dei due fanno velatamente riferimento a un dramma del passato. Parlando della vittima dice: «Sono andata al suo funerale per assicurarmi che fosse proprio morto. Erano quattro, e adesso che anche l'ultimo ha raggiunto gli altri, il mio Canut potrà finalmente entrare in paradiso...».

Nel 1906, al largo di Rio de Janeiro, il quattro alberi Télémaque affondò. Ventotto giorni dopo una nave a vapore inglese intercettò una scialuppa con cinque uomini a bordo, uno dei quali morto e con una strana ferita al polso: era Pierre Canut, il padre di Pierre e Charles, dei quali la moglie era ancora incinta. La ferita sul corpo di Pierre senior è l'indizio di un fatto agghiacciante che naturalmente non sveliamo (ma è sufficiente chiedersi come si possa sopravvivere un mese in pieno oceano senza cibo né acqua dolce, per intuire di che cosa si tratti). E Février era uno dei quattro...

Scandita dagli articoli dei giornali che danno conto delle indagini sull'omicidio di cui è ora accusato Pierre, la narrazione di Simenon si muove sul doppio binario del passato e del presente. Curiosamente, come il protagonista di Il signor Cardinaud, anche Charles si prende una settimana di permesso dal lavoro, per tentare di rimettere le cose a posto, lanciando la scialuppa di salvataggio al gemello, il quale si dichiara innocente. A Charles occorre trovare un altro (o un'altra) colpevole, e occorre come al solito sacrificarsi, anche a costo di annullare sé stesso. In fondo, lui e Pierre sono, 33 anni dopo, gli ultimi superstiti della tragedia del Télémaque.

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