Quanti titoli "profumati". Ma meglio la puzza della vera letteratura...

Per attrarre il pubblico femminile si fa appello al naso: dal limone fino al tè, non manca niente. Ma non è esotico, è banale. E il richiamo all'olfatto alla fine stanca

Sarà che non sento gli odori, ma è un problema mio, o forse sono più evoluto degli altri umani, un upgrade, mica siamo ancora nelle caverne, mica siamo come gli altri animali per cui sentire gli odori è fondamentale per la sopravvivenza. Invece agli altri umani, presumibilmente donne, gli odori piacciono tantissimo, ogni anno escono una quantità di libri vendutissimi con il profumo nel titolo, e la cosa mi puzza un po', sempre tutto così new age, orientaleggiante, misticheggiante, ma si sa che fiori e vegetali sono ever green per definizione.

Tipo adesso è appena uscito Il profumo delle foglie di tè di Dinah Jefferies (edito da Newton Compton), un Harmony pallosissimo ambientato nelle piantagioni di tè degli anni Venti a Ceylon. I profumi, per essere bestseller, devono essere sempre esotici ma non troppo, e dunque c'è Il profumo della rosa di mezzanotte di Lucinda Riley (Giunti), ambientato in India (l'India è il top delle ambientazioni profumate, sebbene se andate in centro a Bombay sentite più puzze che altro), e se però volete qualcosa di più verace c'è Il profumo delle rose selvatiche, di Linda Kent, che in realtà è italiana, «divide la sua vita fra Roma e la campagna Toscana, un'oasi di tranquillità nella quale rifugiarsi quando scrive», che tenerezza, mi viene voglia di bucarle le gomme della macchina.

Non poteva mancare Il profumo delle foglie di limone, di Clara Sanchez (Garzanti), polpettone romantico profumoso ambientato in Spagna, dove la protagonista «è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare», mi sembrava giusto farci un romanzo, profumo di limoni più profumo di mare successo assicurato. Ci sono pure gli Harmony travestiti da thriller, come Il profumo segreto dei fiori (ancora Newton Compton) di Amanda Hampson, dove una tizia si trova invischiata negli intrighi di un certo signor Brooke profumiere che custodisce gelose ricette profumate. E poi come non citare Il profumo perduto della cannella di Jenny Ashcroft (Newton Compton), e anche Il profumo del mosto e dei ricordi (proprio così, del mosto e dei ricordi), di Alessia Coppola, ancora edito da Newton Compton, un editore che ha naso, potrebbero anche aprire una profumeria a questo punto.

Ma a citarli tutti non si finirebbe più, romanzi scritti sempre da donne per un pubblico di donne, gli uomini sono troppo rudi, non apprezzano i profumi, sebbene all'origine di questa moda dei profumi deve esserci un uomo, Patrick Süskind con il suo Il profumo, che per me è diventato un sistema per catalogare e scartare le mie interlocutrici: in genere dopo averti chiesto di che segno sei ti chiedono anche se hai letto Il profumo, e lì con me finisce la conversazione, ciaone.

Comunque se volete fare un libro col profumo scegliete sempre qualcosa di banalmente evocativo, e cercate di evitare i profumi già usati. Non so, se posso darvi dei suggerimenti come titoli sono ancora disponibili: il profumo del cavolo a merenda, il profumo dell'albero di pero di mio nonno partigiano, il profumo dell'ortensia di mia zia Gisella caduta da cavallo, il profumo dei gelsomini di mia mamma morta innamorata di un aviatore che profumava di ciclamini morto di infarto ma con un cuore grande così.

Chissà perché nessuno usa i profumi che piacciono a me, quei pochi che sento, forse perché non evocano niente di esotico, di sdilinquito. A me piace per esempio il profumo dello Xanax, il profumo dello schermo di un Iphone nuovo (e anche della pellicola protettiva), il profumo del controller della Playstation (e anche quello della ventola di raffreddamento della Playstation, di plastica calda, che delizia), il profumo del Big Mac e anche il profumo della sorpresina dell'Happy meal (ordino sempre un Happy meal anche quando non c'è mia figlia, perché anche io voglio la sorpresina), ma venderebbero pochissimo, mi rendo conto.

Invece, come saprete, è andata sold out la candela di Gwyneth Paltrow profumata all'«odore della mia vagina», come idea non era male, soprattutto per quel pubblico maschile che non legge libri col profumo, la candela di Gwyneth se la sono comparata subito, chissà per farci cosa. Però pure lì mica poteva essere una vagina normale, la vagina di Gwyneth Paltrow profuma di «geranio, bergamotto agrumato e cedro giustapposti a rosa damascena e ambra che portano alla mente la fantasia, la seduzione e un calore sofisticato». Mi stupisce che ancora nessuno ci abbia fatto almeno un thriller, con tanto di ginecologo di Gwyneth morto di asma.

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