La Senna è fiume in piena di storia, libri e misteri

Dall'origine divina all'annegata dell'800 che ispirò Picasso ai «Miserabili» fino alle piscine «immorali»

L'Inconnue de la Seine, la Sconosciuta della Senna, resta la vittima più celebre di questo fiume che, come una strada, attraversa Parigi. Successe tutto a fine Ottocento, quando il corpo di una giovane donna, ripescato nelle acque intorno a Notre Dame, venne esposto, su un blocco di ghiaccio, nei locali del vicino obitorio, per un eventuale riconoscimento. Non presentava tracce di ferite, graffi, percosse, il volto, luminoso e innocente, era quello di una ragazzina. Il patologo di turno ne restò così incantato da chiamare un mouleur, un modellatore, perché ne facesse il calco. Negli anni seguenti, quella maschera mortuaria venne riprodotta in serie, una sorta di lugubre eppure affascinante oggetto decorativo, ma divenne anche un feticcio culturale. Ispirò Picasso e Man Ray, Céline lo mise in calce a un suo testo teatrale, L'église, adornò lo studio di Albert Camus, «un Monna Lisa annegata». Fu fonte anche di romanzi, in cui di volta in volta assumeva le sembianze di una ragazza suicida per amore, di una strega che perdeva il senno per un giovane poeta, di una testimone assassinata per aver visto troppo...

Nemmeno il cinema, da Max Ophuls a Truffaut, ad Alain Resnais, restò insensibile alla sua grazie misteriosa, ma l'immagine, traslata e virata al positivo, più famosa fu quella del film L'Atalante, che il pubblico italiano ben conosce perché fa da introduzione a Fuori orario, un programma della terza rete specializzato in film d'autore a notte fonda. Uscito nel 1934, diretto da un regista che pochi mesi dopo sarebbe morto per tubercolosi a nemmeno trent'anni, è il racconto degli amori e dei sogni infranti su una chiatta, l'Atalante, appunto, in servizio sulla Senna. Jean, il suo capitano, sposa Juliette, figlia di un contadino, ma lei sogna Parigi e la vita notturna, e una sera scompare. Disperato, depresso, Jean molla gli ormeggi, ma sarà la Senna ad andare in suo soccorso. È stata Juliette ad avergli detto che, aprendo gli occhi sott'acqua, si può vedere il volto della persona amata e così, ogni volta che Jean s'immerge nel fiume e scruta la massa liquida intorno a sé, è la visione sorridente di Juliette, in abito da sposa, che gli va incontro, ancora e sempre una promessa di felicità, un volto che rimanda a quell'icona nata mezzo secolo prima...

L'Inconnue de la Seine, è solo una delle tante suggestioni di cui si nutre La Senna. Storia e mito, di Elaine Sciolino (Guanda, pagg. 325, euro 20, traduzione di Francesco Zago), un curioso baedeker che è anche una sorta di lettera d'amore a Parigi, il suo romanticismo, il corso d'acqua che ne è un po' il simbolo: vi si affaccia il Louvre e la sua chiesa più famosa, sulle sue sponde, la rive gauche, la rive droite, è un susseguirsi di bancarelle di libri, spazi musicali, concerti, i bateaux mouches lo solcano da mattina a sera, resta per eccellenza un fiume al femminile, il cui nome e la cui identità rimandano all'antica dea Sequana, che guariva i pellegrini nel tempio eretto alle sue sorgenti, in un altopiano della Borgogna.

Parigi è attraversata da 35 ponti (trentasette se si contano quelli periferici di Charenton/Bercy e Saint-Cloud/Issy, rispettivamente a monte e a valle). Il più antico, il più lungo e il più famoso è il Ponte Neuf. Lo inaugurò nel 1607 Enrico IV, attraversandolo in sella a uno stallone bianco, è stato immortalato da uno dei registi più talentuosi e più sgangherati della cinematografia francese Leos Carax: il suo Les amants du Pont Neuf è un capolavoro visionario. E però, il più poetico resta il Pont Mirabeau, reso celebre da una poesia di Apollinaire, ripresa in musica da Léo Ferré: «L'amour s'en va/ comme la vie est lente/ et comme l'Esperance est violente». I suoi versi finali, per quanto malinconici, esprimono un sentimento di quiete: «Vienne la nuit sonne l'heure/ Les jours s'en vont je demeure». Quel «i giorni se ne vanno, io non ancora» indicano che in fondo, c'è ancora tempo...

Se l'Inconnue de la Seine è la sua vittima più innocente, l'implacabile Javert, l'ostinato poliziotto de I miserabili di Victor Hugo, eternamente in caccia del forzato redento Jean Valjan, è la sua vittima più sacrificale: «A un tratto, egli si levò il cappello e lo depose sull'orlo del lungo Senna; un momento dopo, una figura alta e scura, che qualche passante ritardatario, da lontano, avrebbe potuto prendere per un fantasma, apparve in piedi sul parapetto, si chinò verso la Senna, poi si raddrizzò e cadde a picco nel buio. Si udì un sordo gorgoglio; solo l'ombra fu testimone delle segrete convulsioni di quella forma scura, scomparsa nell'acqua». Il luogo che Hugo sceglie per questa morte così emblematica (Javert si uccide perché non ha arrestato l'uomo che lo ha salvato), altro non è che la balaustra del Pont de Notre-Dame sul lato più pericoloso della Senna «un lago quadrato» delimitato da due ponti e dagli argini, dove l'acqua vi scorre in una «terribile spirale di turbini, che si snoda e si riannoda, come una vita perpetua».

Fiume dove è vietato bagnarsi, troppo contaminato nonostante i molti tentativi di risanamento, ancora a fine Settecento, lì dove il Pont de la Tournelle collegava l'omonimo Quai all'Isle Saint-Louis e al vicino Quai Dauphine, fu il regno circoscritto dell'Ecole de Natation e, soprattutto, dei Bains Chinois, indicati dalla Guide des Amateurs et des Etrangers Voyageurs à Paris già nel 1787. Il loro inventore era stato un certo Monsieur Turquin e i corsi prevedevano anche il nuoto «tout habillé», perché il rischio maggiore di un parigino dell'epoca era finire in acqua vestito e calzato. La particolarità dei Bains Chinois consisteva in una serie di piccole piscine coperte che potevano contenere fino a tre persone e in alcune di esse più che il nuoto si praticava una sorta di Jacuzzi ante litteram, grazie alla velocità di immissione dell'acqua. Uomini e donne nuotavano in spazi separati, i primi in «caleçon ou pantalon», le seconde coperte sino al collo, ma ciò non impedirà a Danton, invano impegnato a salvarsi l'anima e la testa dalle accuse di immoralità, corruzione e tradimento lanciategli da Saint-Just, «l'arcangelo nero della Rivoluzione», di rinfacciargli proprio la frequentazione dei Bains Chinois come esempio di impudicizia e ipocrisia. Due secoli dopo, i Bains Chinois rivivranno nella Piscine Deligny, una struttura all'aperto galleggiante, ormeggiata vicino al Musée d'Orsay, dove le donne stavano in topless e gli uomini facevano il bagno nudi. La piattaforma è affondata nel 1993...

Per quanto non balneabile, la Senna resta un fiume dove sull'acqua si vive, mille e trecento barche a uso residenziale, secondo il calcolo della Sciolino, nei sobborghi esclusivi a ovest della capitale: chiatte da trasporto trasformate in abitazioni, pontoni galleggianti privi di motore, peniches vere e proprie. Quella di Pierre Bergé e Yves Saint-Laurent era nel sobborgo di Neuilly, quella di Mort Rosenblum, già responsabile del'Associated Press a Parigi, e collega della Sciolino, è nel Port des Champs Elysées, ed è una nave britannica in disarmo. Quella più artistico-letteraria resta la Malamoa, la peniche di Henri Mahé, detto Riton-la-Barbouille, l'imbrattatele, ormeggiata fra le due guerre al Quai de Bourbons. Specializzato nella decorazione di interni, cinema, ristoranti e soprattutto case di appuntamento, fra cui l'allora celebre 31'' Cité d'Antin, Mahè, più giovane di una decina d'anni, fu in quegli anni uno dei grandi amici del trentaseienne Céline, come ha pittorescamente raccontato nel suo La brinquebale avec Céline: «Lui era il medico dei poveri, io decoravo i bordelli dei ricchi»...

Torniamo da dove siamo partiti, all'Inconnue. È stata scelta, svela Elaine Sciolino, «come modella per il manichino a grandezza naturale utilizzato per insegnare la rianimazione cardiopolmonare. È la bambola a grandezza naturale più amata e utile al mondo». La Senna, diceva Cendrars, «è una poesia su Parigi».

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