Il simbolo chic di un'Italia da rivalutare

Basta il nome. Covo di Nord Est. Un pezzo del costume italiano. Scandaloso e non. Quel locale sulla scogliera a ridosso sul mar Ligure è (stato) un punto di riferimento indimenticabile della vita notturna negli anni del boom, in quelli delle grandi tensioni sociali e poi della rinascita negli '80. Da Frank Sinatra a Patty Pravo. Da De André e Stallone a Benigni e Grillo. Tutti sono passati di lì almeno una sera. Nel pezzo qui di fianco l'anima e il deus ex machina del Covo, Lello Liguori (nella foto), racconta particolari storici ed emozionanti del locale che per almeno tre generazioni di italiani ha rappresentato il termometro delle tendenze del momento. E a ragione. Vuoi per la magia del luogo, vuoi per l'eccezionalità dell'accoglienza, i concerti, i recital e le esibizioni al Covo sono sempre diventati episodi unici nella carriera degli artisti ospiti e nella storia del pubblico che vi ha partecipato. Lo show di Gloria Gaynor o di Chuck Berry (alla presenza di un compiaciuto Gianni Minà). Il memorabile concerto di Franco Califano, allora al top della propria fama. La presenza di soubrette come Valeria Marini o Manuela Arcuri. Gli sketch di Walter Chiari, memorabili fino alla fine. Al Covo sono transitati tutti i simboli delle epoche più significative del secondo dopoguerra, dal beat, al flower power ai dandy ai new romantics. Poi, come spesso accade, altre vicende, non sempre decifrabili con il linguaggio veloce ed essenziale della cronaca, hanno condizionato le ultime fasi di un locale che rimane comunque centrale per comprendere che cosa sia accaduto nell'Italia che ci ritroviamo alle spalle.

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