"The Social Dilemma", il documentario di Netflix che fa discutere

Un ammonimento efficace e autorevole (anche se un po' parziale) sui rischi dell'intelligenza artificiale, volto a creare consapevolezza negli utenti dei motori di ricerca e dei social network

"The Social Dilemma", il documentario di Netflix che fa discutere

"The Social Dilemma" è un documentario uscito già da qualche settimana su Netflix e che promette di rivelare il lato oscuro di Internet, con particolare attenzione al mondo dei Social.

Non poggia su una rivelazione particolare, ma evitarlo pensando si tratti della summa della retorica anti-Social Network sarebbe sbagliato. Di fronte al bombardamento di verità scomode perpetrato per un'ora e mezza da giganti del settore, è indubbio che si esca più consapevoli dei rischi legati all'avere un'identità digitale. Fare il punto sulle perplessità di carattere etico legate al condizionamento di due miliardi di persone, è qualcosa di non rimandabile e il documentario riesce appieno nell'intento.

"Nulla di grande entra nella vita dei mortali senza portarsi dietro una maledizione", recita la citazione di Sofocle nell'incipit e, a seguire, alcuni progettatori pentiti di Facebook, Google e altre piattaforme, ingegneri informatici, geni della rete e studiosi, ci introducono all'evidenza che Internet sia oggi qualcosa di innegabilmente pericoloso. Secondo loro quella odierna è una tecnologia manipolativa in cui il prodotto in vendita è l'utente stesso, o meglio la sua attenzione. I colossi della Silicon Valley ci osservano, tracciano e misurano, riuscendo a elaborare sempre migliori previsioni su chi siamo e su cosa faremo, ma non è solo questo. Il problema è che gli inserzionisti, più che acquistare i nostri dati, pare che comprino la possibilità di cambiarci in modo graduale, modificando via via in maniera impercettibile quello che facciamo e il nostro modo di pensare.

Offrendo un intrattenimento che in realtà è persuasione, come asserito dagli intervistati, si influenzano le opinioni, le emozioni e i comportamenti degli utenti senza che questi se ne rendano conto. Più tempo una persona trascorre ancorata allo schermo e più avviene il condizionamento, quindi le Internet company non hanno alcun interesse ad arginare la crescente dipendenza di massa dalle risorse virtuali. Chi ha provato a cambiare il sistema dall'interno sostiene ora, davanti agli spettatori, di aver creduto in una chimera.

La fruizione on line viene descritta come un enorme gioco di prestigio, di fronte al quale il singolo si sente sotto incantesimo ma l'intera umanità si trova sotto scacco, soprattutto le generazioni più giovani, destinate a essere fragili, ansiose e depresse. I guru del tema raccontano come in rete si sfruttino i principi delle neuroscienze per creare dipendenza e, dati alla mano, mostrano l'impennata di suicidi rilevata negli ultimi anni in età pre-adolescenziale: tra cyberbullismo e sviluppo di dismorfia, sono sempre più i ragazzini che si affidano a un "ciuccio digitale" (come definito nel documentario) che però, portando solitudine e isolamento, può dirsi avvelenato.

"The Social Dilemma" spiega poi che una notizia falsa si diffonde con una velocità sei volte maggiore rispetto a una vera, cosicché l'era dell'informazione si è trasformata in quella della disinformazione a scopo di lucro. L'algoritmo fa sì che a un utente con una certa idea siano suggeriti solo contenuti che la rafforzino, veri o falsi che siano, perché il sistema non rileva la differenza. Non esiste una visione condivisa, ognuno vive in una realtà progettata a cristallizzarne le credenze, anche le più strampalate, per cui si crea una polarizzazione che è all'origine della sempre maggiore discordia che dilaga nelle società democratiche. Il caos è la diretta conseguenza di un modello di business che non può autocorreggersi a causa della pressione degli azionisti, ma che è dannoso al punto che c'è chi vorrebbe vederlo dichiarato illegale.

Il documentario sembra parlare per la maggior parte del tempo di un destino già segnato, in cui la distopia ha il sopravvento. I giganti del tech si dichiarano impotenti di fronte alla vita propria presa dalla loro creatura e asseriscono che solo la volontà collettiva potrebbe porre rimedio alla faccenda, magari cominciando da alcune buone pratiche individuali. Peccato che queste vengano svogliatamente indicate solo sui titoli di coda.

Va detto che "The Social Dilemma" è privo di contraddittorio, ha un tono che oscilla tra il teatrale, il paternalistico e il paranoico, e, paradossalmente, veicola i propri contenuti usando alcune delle strategie di cui denuncia l'ambiguità (ad esempio l'animazione dal design strategico).

Resta l'indubbio merito al regista, Jeff Orlowski, di aver allargato lo spettro di riflessione sull'argomento.