"Sole a catinelle", allegria in tempi di crisi

Zalone confeziona uno scacciapensieri travolgente e dissacrante, regalando divertimento alla buona ma efficace

"Sole a catinelle", allegria in tempi di crisi

"Sole a Catinelle", terzo film di Checco Zalone, va all'assalto dei cinema nazionali, forte della presenza in un numero incredibile di sale, ben 1250, e del fatto che il titolo precedente dello stesso comico, "Che bella giornata", ha fatto registrare due anni fa l'incasso italiano più alto di sempre. In termini di divertimento la pellicola non delude e mantiene quanto anticipato dal trailer, anche se rispetto ai primi due film Zalone ha perso un po' della sua ferocia, addolcendosi forse perché alle prese nel frattempo con la paternità nella vita prima ancora che sul set. Qui interpreta un padre, squattrinato e in crisi matrimoniale, che promette al figlio una vacanza da sogno qualora prenda tutti dieci nella pagella di fine anno. Quando il bambino riesce nell'intento, Checco, seppur al verde più che mai, decide di partire col piccolo alla volta del Molise, luogo in cui in realtà spera di riuscire a vendere qualche aspirapolvere a dei parenti. Il posto è arretrato e l'atmosfera avvilente ma, a un certo punto, complice l'incontro con la bella ereditiera Zoe e il suo figlioletto, i due si troveranno a partecipare a party esclusivi, a fare gite in yacht e a vivere da ricchi nonostante Checco sia inseguito dal suo datore di lavoro e dalla finanziaria da cui ha ottenuto un prestito.

"Sole a catinelle" non ha le fattezze di un film vero e proprio, è semmai un one-man-show strutturato su un canovaccio e dotato di cambi di location accattivanti e comprimari gradevoli. E' una pellicola di una leggerezza disarmante, tutta gag e canzoncine ma che riscuoterà successo di massa perché dà esattamente quello di cui il pubblico ha bisogno di questi tempi: un piccolo sollievo, un sorso di fantasia destinato a rallegrare stavolta l'intera famiglia perché rivolto espressamente anche ai più piccoli. Il livello di alcune battute, ammettiamolo, rasenta l'ovvietà; eppure si ride lo stesso perché ci sono, a valorizzarle, una mimica e una fisicità senza pari.

Al centro della scena Checco Zalone interpreta Checco Zalone con un'energia incontenibile e indomabile. Ottimista per natura e bugiardo per vocazione, il suo personaggio porta scompiglio ovunque esistano regole da rispettare e sa trasformare i propri limiti in forza. Gli si perdona tutto perché è davvero un "superpapà", come risuona in uno degli stacchi musicali stile Zecchino d'Oro. Ci rappresenta e ci assomiglia ma, amplificando i nostri vizi e difetti fa sì che siamo capaci di riderne come non ci riguardassero. E' un cartoon fatto di carne, tutto battute estemporanee ed espressioni strane, che castiga con lo sberleffo una umanità fatta di corrotti e cialtroni, smascherando il marciume e l'incompetenza che si celano spesso sotto l'apparenza linda ed elitaria, negli affari come nella cultura. Si fa voler bene questo saltimbanco che, con mimetismo goffo, cambia ideologia politica semplicemente cambiando d'abito, ma in realtà sposa solo quella degli affetti.

"Sole a catinelle " è innocuo e piacevole quanto basta a renderlo una sorridente fuga da quello stesso presente che il film ritrae in chiave a un tempo fiabesca e irriverente.

Per anni le commedie più viste al cinema sono state cinepanettoni e "pieraccionate"; i film di Checco Zalone sono in parte sia un auspicato rinnovamento, sia un felice ritorno a una comicità popolare garbatamente scorretta in cui nulla suona volgare, neppure le parolacce fatte dire per gioco a un bambino.

Questa pellicola, piaccia o meno, si imporrà come un fenomeno di costume difficile da ignorare, perché è una coccola scacciapensieri per famiglie che stregherà il box office.

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