La vera storia (non fascista) di Dio, patria e famiglia

Le idee contestate come reazionarie sono "figlie" del rivoluzionario risorgimentale

La vera storia (non fascista) di Dio, patria e famiglia

Sembra impossibile ma la campagna elettorale ogni giorno sprofonda nel passato. Dal fascismo è stato un attimo ripiombare nel Risorgimento, probabilmente a insaputa dei leader politici. L'allarme per il ritorno del fascismo non ha preoccupato nessuno a parte qualche opinionista seriale da Twitter o Facebook. Ma boia chi molla! E la sinistra non molla, anzi rilancia. Adesso se la prende con la triade Dio, patria e famiglia, valori retrivi, che nascondono, a scelta: il ritorno del patriarcato, il no alle famiglie omosessuali, la difesa delle frontiere con il coltello tra i denti, la rinascita di un bigottismo che porterà alla negazione dell'aborto, per fare un esempio. Accadrebbe questo se vincesse il centrodestra? Ne dubitiamo. Senz'altro attribuire «Dio, Patria e Famiglia» al fascismo significa fare un regalo immeritato al fascismo stesso, abboccando, decine di anni, dopo alla propaganda del regime.

Dio, Patria e Famiglia sono i valori al centro dei Doveri dell'uomo (1860) di Giuseppe Mazzini, uno dei testi chiave del Risorgimento. Il titolo, implicitamente polemico, segna la distanza dei rivoluzionari italiani da quelli francesi. Questi ultimi ponevano l'accento sui diritti dell'uomo come occasione di libertà individuale. Mazzini non è contrario ai diritti. Tutt'altro. Ritiene però che insistere solo sui diritti conduca a una società materialista, infelice, egoista, poco coesa. Prima dei diritti ci sono i doveri, sintetizzati nei valori di Dio, patria e famiglia.

Dio ci ha creati liberi. Per questo il tiranno teme la religione e si impone con profana violenza. La religione trasmette il sistema di idee alla base di una corretta convivenza. Mazzini: «Voi dovete adorar Dio per sottrarvi all'arbitrio e alla prepotenza degli uomini». Mazzini scrisse queste parole, per altro, rimanendo acerrimo nemico del potere temporale del Papa.

Anche la Patria è uno scudo contro l'oppressione: «Non v'illudete a compiere, se prima non conquistate una Patria, la vostra emancipazione da una ingiusta condizione sociale: dove non v'è Patria, non è Patto comune al quale possiate richiamarvi: regna solo l'egoismo degli interessi, e chi ha predominio lo serba». La Patria, insomma, è il regno della Legge uguale per tutti. Ma dove nasce questo regno? Dio pose confini naturali e innate tendenze nei popoli. La guerra ha introdotto divisioni arbitrarie che non possono durare nel tempo.

La Famiglia è la Patria del cuore. La sua missione è l'educazione dei cittadini. Ma ora trascriviamo un passo per chi ha usato, storpiandole, le parole di Mazzini: «Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali». Vi sembra poco? Allora aggiungiamo questo passaggio rivolto ai maschietti: «Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna. Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione diseguale e una perenne oppressione di leggi, quell'apparente inferiorità intellettuale dalla quale oggi argomentano per mantenere l'oppressione».

Enrico Letta, segretario del Partito democratico, ha appena finito di dire in televisione che lo slogan «Dio, Patria e Famiglia» si riassume in una sola parola: «patriarcato». È l'esatto opposto, a leggere Mazzini.

Giuseppe Prezzolini, nel Manifesto dei conservatori (1972), «corresse» Dio in Religione e aggiunse un altro pilastro: la Proprietà privata. «Gli elementi naturali della società sono per un Vero Conservatore la proprietà privata, la famiglia, la patria e la religione». La «correzione» dipende dal fatto che, in Italia, il cattolicesimo è stato un ostacolo alla unità. Quindi Prezzolini aveva in mente una sorta di religione civile: «La religione ha certamente un grande valore politico. Può tenere insieme dei popoli, come si vede in Polonia». Alla Patria, il progressista contrappone una generica umanità; al posto della Religione coltiva il materialismo; alla famiglia riserva solo contestazione. Anche Prezzolini fu in aperto scontro con la propria famiglia. Poi si accorse che la famiglia è il luogo dove si tramandano «il compimento dei propri doveri, l'onestà personale, la capacità di giudizio non partigiano, il mantenimento della parola data, la specchiatezza dei costumi, la coerenza dell'azione con il pensiero, la modestia nella vita sociale». L'educazione, insomma. In quanto alla proprietà privata, essa è il motore dell'azione individuale e deve essere intoccabile. I conservatori incoraggiano i piccoli imprenditori e il risparmio famigliare. I progressisti vorrebbero invece collettivismo, grosse aziende con le quali venire a patti, assistenza statale obbligatoria per trasformare il cittadino in suddito.

Abbiamo citato due dei mille autori impegnati a tessere le lodi di Dio, Patria e Famiglia. Si potrebbero aggiungere molti classici del liberalismo, a partire dalla Democrazia in America (1835-1840) di Alexis de Tocqueville. Fermiamoci qua. Non vogliamo però dare l'impressione di aggirare un problema. Il fascismo, grazie a Giovanni Gentile, ha dato una spolverata a Dio, Patria e Famiglia, truccando le carte a favore dello Stato, detentore di ogni diritto. Con quale esito? Non resta che prendere in mano qualche libro di storia. Ad esempio, Il fascismo e i partiti italiani. Testimonianze del 1921-1923 (Cappelli, 1966) a cura di Renzo De Felice. È un'antologia dove figurano scritti di Arturo Labriola, Dino Grandi, Guido De Ruggiero tra gli altri. Possiamo misurare quanto fosse già ampia, sul nascere, la distanza tra realtà e propaganda. Mussolini aveva un passato anticlericale, i Patti Lateranensi erano uno strumento politico. La Famiglia, beh, nonostante i solidi affetti, Mussolini non poteva essere un testimonial credibile. In quanto alla Patria, nel libro di De Felice si nota che la parola sarà impronunciabile per decenni proprio a causa di Mussolini. Il Fascismo ha voluto identificarsi nello Stato e nella Patria, trascinandoli con sé nella vergogna.

Infine, vorremmo chiedere ai Letta: credete sul serio che ci sia in giro qualche sostenitore di Dio, Patria Famiglia? Sono tre idee che hanno perso.

Dio è morto di materialismo acuto, basta fare un salto in Chiesa per ammirare la desolazione, la Patria ha ceduto il posto alla globalizzazione, la famiglia è costantemente sotto accusa. Su tutto si può ragionare, discutere, mediare. Dio, Patria e Famiglia forse avranno bisogno di una cura rivitalizzante. Ma la sinistra davvero non vede niente di buono in questi valori antichi?

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