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Piangi ragazzo e ora... sogna

Antonelli riporta l'Inno di Mameli in F1 20 anni dopo Fisichella. A 19 anni prende tutto: pole, giro veloce e Gp. L'ultimo italiano a riuscirci fu Ascari nel 1953

Piangi ragazzo e ora... sogna
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Piangi, ragazzo, piangi. Sogna, ragazzo, sogna. Andrea Kimi Antonelli non è il solo a commuoversi sul podio di Shanghai. Con lui c'è tutta l'Italia che ama la Formula 1, probabilmente tutta l'Italia che ama lo sport e le imprese dei nostri campioni. Vent'anni e 398 gran premi dopo Giancarlo Fisichella, l'inno di Mameli risuona per la vittoria di un pilota italiano, la 44esima della nostra storia, scritta da 16 uomini. Era dai tempi di Ascari, dal Gran premio di Gran Bretagna del 1953, che un italiano non completava un hat-trick, ovvero non si prendeva pole, giro veloce e vittoria. Un'impresa che nessun pilota così giovane aveva mai realizzato. In meno di un anno dal suo esordio in Formula 1 (il 16 marzo di un anno fa), Kimi ha riscritto il libro dei record. E il bello è che, dopo le lacrime, dice semplicemente: "Ora devo continuare a martellare", frase che la dice lunga sulla sua voglia di sbranare il mondo. Ha la faccia da bravo ragazzo, il sorriso del figlio che oggi tutta Italia vorrebbe, la spontaneità dei suoi 19 anni quando le telecamere lo sorprendono nel retro podio mentre dice a Stefano Domenicali: "Mi sono cagato addosso" riferendosi a quel lungo a tre giri dalla fine che stava facendo crollare il castello.

Un anno fa in tanti avevano criticato Toto Wolff per averlo messo subito sulla Mercedes appena liberata da Hamilton. Gli avevano dato del pazzo. Oggi Toto se la gode, smargiasso, e ci scherza pure su: "Abbiamo tre piloti ai primi tre posti perché Lewis, anche se è in rosso è di famiglia". Un po' come Kimi che ha trovato in lui molto più di un team principal. È uno di famiglia, come papà Marco e mamma Veronica: due genitori che sanno stare al loro posto, appoggiandolo e accompagnandolo, sgridandolo e spronandolo senza mai andare oltre le righe.

Kimi in un anno è diventato un campione. Sbaglia ancora, ma impara dai suoi errori. La partenza della gara cinese ne è un esempio. Dopo due partenze da brividi, ne ha infilata una buona, riuscendo a tenere dietro Russell con una manovra fondamentale per poi vincere la gara, respingendo da duro l'attacco di Leclerc e lasciando sfogare Hamilton, sapendo che presto lo avrebbe ripreso e passato.

E poi, alla fine, quando ha fatto capire a Russell che era inutile andare a caccia perché lui, se voleva, poteva spingere come ha dimostrato con una serie di giri veloci. È solo l'inizio di una grande favola. Alla sua età solo Verstappen aveva già vinto.

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