Bolt e Gatlin lanciano la lunga rivincita

Duellanti a passeggio nelle batterie dei 200 metri poco prima che si spalancassero le porte del paradiso per un keniano sui 400 ostacoli, nella quarta giornata del mondiale a Pechino quasi tutta d'oro per il paese africano, sempre in testa al medagliere, per la prima vittoria cubana nel disco femminile con la machetera Caballeros (69.28 sulla favorita croata Perkovic, 67.39) e la prima medaglia, il bronzo, per un bosniaco, l'Amel Tuka che si allena a Bussolengo con Gianni Ghidini.

Bolt senza telecamera s'inchinava come un samurai, ma bello sereno per la camminata in 20"28, Gatlin più impegnato, ma sempre a redini basse, per un modesto 20"19 vincente nella quarta batteria, da Sani Brown, il più giovane degli iscritti, sedicenne giapponese di Fukuoka, padre ghanese, dominatore dei mondiali allievi a Calì, secondo in 20"35.

Oggi sapremo qualcosa di più nel turno delle 14.30 che porterà alla finale. Gatlin ha deciso, su ordine del suo agente, l'ex campione degli ostacoli Reynaldo Nehemiah, di tacere adesso che ha perduto la gara che sembrava sua, prigioniero di chi lo accusa ancora di essere il male dell'atletica. Bolt, invece, se la spassa. Felice di essersi ritrovato re, deciso a tenersi il regno fino a Rio e, magari, anche oltre, perché 20 milioni all'anno non li guadagni facilmente.

Dicevamo della giornata speciale per il Kenia che vince altre 3 medaglie (siamo a 9, 4 ori in 4 giornate) sbalordendo il mondo con un campione dei 400 ostacoli, il terzo africano dopo Akii Bua e Matete, il 23enne Nicholas Bett, vincitore in 47"79, fisico statuario che ha confessato di aver scelto gli ostacoli bassi perché intorno aveva troppi corridori di mezzofondo di qualità. Tipo il Rudisha che negli 800 non ha sbalordito come ai tempi della cavalcata olimpica londinese (1'40"91), ma in una gara tattica è stato meraviglioso lo stesso regolando, in 1'45"84, il polacco Kszczot (1'46"08) e il bosniaco Amel Tuka (1'46"30) che ci consente di parlare un po' dell'Italia derelitta che ieri ha perso nelle semifinali dei 400 anche Libania Grenot (14° tempo in 51"14). Tuka è allenato dall'italiano Ghidini a Bussolengo dove il tecnico veronese ha seguito il primo Bordin, oro nella maratona olimpica di Seul '88, e Benvenuti, l'ultimo ottocentista di qualità della nostra scuola ormai inaridita.

Africano anche il podio 1500 femminili per Denzebe Kibaba, la minore delle favolose sorelle etiopi, che non ha cercato nulla oltre all'oro stravinto in 4'08"09, il primato mondiale è già suo dal meeting Montecarlo (3'50"07).

Il popolo cinese del Nido si è accontentato di un bronzo (Wang 8.18) nella gara del lungo dove aveva tre finalisti, perché contro il rosso inglese Greg Rutherford tifoso del Manchester United (8.41 al quarto salto), che un tempo duellava alla pari con il nostro Howe, oggi sparito per infortunio, terzo oro consecutivo dalle Olimpiadi di Londra 2012, passando per gli europei di Zurigo, non c'era niente da fare neppure per Lapierre, australiano delle Mauritius, argento con 8.24.

Le finali di oggi (Raisport 1 dalle 13): asta f., giavellotto m., 400hs f., 3000 st f., 400 m.

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