Cerruti, la psicologa che sogna la F1: "Ma lì non c'è posto per le donne"

"Corro per passione, non per provare qualcosa ai colleghi. E le donne sanno controllare meglio certe situazioni..."

Cerruti, la psicologa che sogna la F1: "Ma lì non c'è posto per le donne"

Ventisette anni, romana trapiantata a Milano, una laurea in psicologia e un sogno nel cassetto: il volante di una monoposto di Formula Uno.

Intervistata dal Corriere della Sera Michela Cerruti corre veloce. Sia a parole che in pista. Oggi corre in Formula E per la TrulliGp, la scuderia dell'ex pilota di F1 Jarno. Al debutto a Pechino ha chiuso solamente al quattordicesimo posto, mentre in Malesia è stata costretta al ritiro per un contatto al primo giro.

Ma Michela è una tipa tosta, difficile ad arrendersi. «Io sarei perfettamente in grado di guidare una F1, non ho dubbi - dice -. Ma oggi è più difficile per tutti, i piloti pagano per correre. E io preferisco condurre le battaglie che posso vincere». In primis, diventare pilota ufficiale della Bmw, scuderia con cui già corre: «Vorrei arrivare in Dtm». Mentre per il volante di una monoposto di Formula Uno c'è tempo. Anche perché, ammette sconsolata, «in F1 non c'è la volontà di avere una donna, altrimenti ne avrebbero già di pronte: c'è Susie Wolff, c'è la De Silvestro. Dategliela un'opportunità! Guardate che la De Silvestro è più forte di Ericsson! (il pilota preso dalla Sauber, ndr)».

Già, gli uomini.

Un rapporto che, nel mondo delle corse, è ancora denso di preconcetti e occhiatacce di disprezzo: «A Imola, quello che mi è rimasto dietro tutta la gara, al traguardo ha commentato: "Strano"». Ma per Michela, di strano c'era veramente poco: «Noi corriamo per passione, non per provare qualcosa ai colleghi. E le donne sanno controllare meglio certe situazioni...».

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