Contro il razzismo tutto il mondo si scopre banana

Un tifoso getta il frutto verso Dani Alves, brasiliano di colore. Che lo raccoglie e mangia. E ora spopolano i selfie di solidarietà

Contro il razzismo tutto il mondo si scopre banana

Ultime dall'ortomercato: le banane vanno via come il pane, anzi più del pane. Impennata improvvisa nelle vendite del frutto che profuma di rosa, il merito non è dovuto a propaganda pubblicitaria ma a un idiota spagnolo che, allo stadio El Madrigal, durante Villareal-Barcellona, ha provveduto, alle dieci de la tarde di domenica, a lanciare un platano, un bananino, verso il brasiliano del Barcellona, Dani Alves, il quale, con un colpo di grandissima classe e intelligenza, ha raccolto il frutto, lo ha sbucciato, lo ha ingurgitato e quindi ha calciato il corner. L'idiota lanciatore è stato individuato, grazie al sistema di sicurezza a circuito chiuso e ai tifosi, e verrà cacciato, a futura memoria, dallo stadio della comunità valenciana e, probabilmente, da ogni altro impianto sportivo della Spagna tutta. Così promettono.

Trattasi di razzismo da ortomercato, roba già vista in Russia, ne fu oggetto Roberto Carlos, e, nei tempi andati, addirittura in Inghilterra, quando i primi calciatori di colore, tra questi John Barnes e Viv Anderson, sbarcarono in nazionale e qualche gentleman pensò bene di munirsi di enormi banane gonfiabili e di sventolarle dalle gradinate. «Da undici anni vivo in Spagna e la situazione non è cambiata» ha detto Alves. Tutto il mondo è banana. Ma l'episodio volgare di Villareal ha provocato uno scatto, anzi un autoscatto, immediato in ogni dove, attraversando oceani, spogliatoi, ministeri, entrando anche a palazzo Chigi laddove Renzi Matteo si è fatto fotografare al fianco di Prandelli Cesare, con una banana al seguito, simbolo di lotta al razzismo, nella fattispecie: con una ne prendi due. Così ha fatto Neymar, brasilero stramilionario del Barcellona, che si è messo di fianco il proprio figlio e ha preso una banana e ha pensato di immortalare la scena con selfie, appunto autoscatto. «È la migliore azione che ha fatto da quando è in Spagna» hanno commentato i perfidi e delusi sostenitori blaugrana. «Somostodosmacacos», siamo tutti scimmie, questo è lo slogan di battaglia, al quale ha immediatamente aderito, con un cinguettio, Fanny la dolce e inquietante compagna di amore di Balotelli: «Sono orgogliosa di essere una scimmia».

Scatenati siti, forum, youtube, ogni mezzo per farsi riconoscere e conoscere, il razzismo è una cosa seria ma mentre Dani Alves lo ha affrontato come si deve («La butto sul ridere contro certi disadattati»), adesso la mousse di banana riempirà stadi e programmi televisivi e il problema resterà immutato, dinanzi all'ignoranza che si manifesta con i «buu» e con gesti miserabili. Penso che sarebbe più opportuno pubblicare, non è necessario l'autoscatto, la fotografia dell'idiota insieme con le sue generalità, per farlo conoscere a parenti, amici vicini e lontani, una bella persona insomma. Proporrei l'istituzione di un nuovo premio per Dani Alves: la banana d'oro. Il brasiliano si è comportato come quello studente che dinanzi al professore di filosofia che tentò di provocarlo: «Mi dimostri che questa banana non esiste», prese il frutto, con tre morsi lo ingoiò e rispose «Quale banana?». Senza autoscatto.

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