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Rebecca "seguita" da mamma e papà

La donna nel deserto alla Dakar per il Giornale

Rebecca "seguita" da mamma e papà
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"Sono tornata - l'annuncio di Rebecca Busi attraverso i suoi social -, sono felice di dirvi che correrò alla Dakar 2026 con il team X-raid". Nuova squadra, nuova macchina e nuova categoria, la Challanger. Lo scorso anno era stata lasciata a piedi da uno sponsor all'ultimo, stavolta si è presentata con uno dei team più blasonati. Bolognese, è l'unica italiana nella Dakar. In auto c'è solo lei e i fratelli Totani. In moto, solo sei. Una rappresentanza azzurra ridotta, fatta però di persone vere, che inseguono una passione e lavorano tutto l'anno per questo.

Occhi verdi, lunghi capelli castani e un sorriso che ha stregato il cileno Cornejo, il pilota della Hero Motorsport, Rebecca, 30 anni a febbraio, conosce bene le difficoltà del deserto. La passione l'ha ereditata da papà Roberto. Con lui ha fatto le prime esperienze da navigatrice, prima di lanciarsi nella regina dei Rally. Alla sua terza Dakar, quest'anno sta correndo con il prototipo sviluppato da X-Raid chiamato Fenic. "Un bellissimo progetto, lo stiamo sviluppando ed è dura perché finora ci ha dato più dolori che gioie", racconta davanti ad un piatto di pasta preparato da mamma, anche lei al bivacco con papà. "In totale abbiamo rotto due volte il cambio, una volta la pompa dell'acqua e il collettore". Mai pensato di arrenderti? "Il pensiero ti sfiora, soprattutto quando i problemi meccanici ti spingono oltre il limite". È successo nella tappa 6 nelle dune.

"Partti per la speciale alle 11, il collettore si è spaccato in due. Abbiamo aspettato tre ore il camion d'assistenza per ripararlo e una volta ripartiti, abbiamo affrontato le dune di notte. Siamo arrivati a Riad alle 3 del mattino".

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