Parla l'ex prima del derby "Che vuol dire giocare all'Inter"

In esclusiva per ilgiornale.it Andrés Guglielminpietro ha presentato il derby tra l'Inter di Conte e il Milan di Pioli, ha ricordato i suoi momenti in rossonero e nerazzurro e molto altro ancora

Mancano poche ore al derby di Milano e Andrés Guglielminpietro ha avuto la fortuna di giocare la Stracittadina milanese vestendo entrambe le maglie. Tre annate al Milan con 78 presenze condite da 11 reti e uno scudetto in bacheca quello del 1998-99 con Alberto Zaccheroni in panchina. Due anni in nerazzurro con 48 gettoni e una sola rete, nessun trofeo alzato e una cocente eliminazione subita in Champions League, in semifinale nella stagione 2002-2003, proprio per mano del Milan.

Guly, com’era soprannominato da giocatore, in esclusiva per ilgiornale.it ha raccontato la sua esperienza nei derby vissuta su entrambe le sponde del Naviglio, ha raccontato alcuni aneddoti relativi al 1998-99 anno in cui i rossoneri vinsero lo scudetto, ha parlato del Milan e dell’Inter attuale e di molto altro ancora:

Guglielminpietro, che derby sarà senza pubblico e con tutti questi contagi da coronavirus?

“Sarà sicuramente un derby differente rispetto al solito ma pur sempre di qualità e con tante emozioni. Le squadre sono molto in forma e dunque penso che le defezioni non influiranno più di tanto. Certo, l’assenza del pubblico di San Siro è davvero pesante ma visto il momento bisogna adattarsi”.

Tre vittorie in tre partite per il Milan, due vittorie e un pareggio per l’Inter: che idea si è fatto di queste due squadre?

“Ho visto il Milan con lo Spezia e devo dire che mi è piaciuto tanto. La squadra ha un bravo allenatore, ha un giusto mix di giovani ed esperti con Ibrahimovic che darà quella spinta in più come al suo solito. Il Milan mi piace e spero faccia una bella stagione. Ho visto anche l’Inter contro Fiorentina e devo dire che mi sembra in forma nonostante tutto. Ha una squadra già tarata e strutturata rispetto al Milan e Conte sta facendo bene. Penso che sarà un gran bel derby”.

Ci fa un pronostico secco sul derby di oggi?

“Non so come finirà, davvero. Difficile sbilanciarsi in un senso o nell’altro. Io poi non faccio il tifo per nessuna delle due, nel senso che ho un gran rapporto con entrambe le società e dunque che vinca il migliore”.

Che ricordo ha della sua esperienza milanese?

“Ho davvero dei bellissimi ricordi con tutte e due i club. Poi chiaro che al Milan è stato particolare perché abbiamo vinto lo scudetto. La cosa che però mi è rimasta tanto impressa di Milano era l’atmosfera prima del derby e quando entravi in campo respiravi un’aria diversa, bellissima. Ed è stato così sia con il Milan che con l’Inter”.

Il Milan ha vinto tanto sotto la presidenza Berlusconi. Che presidente era e che rapporto aveva con la dirigenza?

“Il Presidente è stato grande lo dicono i numeri di quello che ha vinto e non solo. C’erano anche Braida e Galliani a fare un gran lavoro per la società e che mi accolsero alla grande al mio arrivo dall’Argentina. C’è un aneddoto che voglio raccontare, ricordo che una volta incrociai Galliani quando vestivo la maglia dell’Inter e lui mi disse che il Milan era comunque lo stesso la mia casa e questo mi riempì d’orgoglio perché voleva dire che avevo lasciato un bel ricordo in rossonero. Anche all’Inter sono stato trattato bene con Moratti che è una delle persone più brave mai conosciute e sono stato felice per lui quando ha vinto il Triplete”.

Che compagno era Maldini e che dirigente è oggi a suo parere?

“Un fuoriclasse, un compagno fortissimo e una persona fantastica. Era uno di quei leader che con un solo sguardo ti faceva capire tutto. Da calciatore poi non lo scopro di certo io mentre da dirigente sta facendo bene e sono spesso in contatto con lui per questioni di lavoro. E’ un vero piacere parlare con Paolo”.

Tornando al derby, ricorda il più bello e il più brutto sportivamente parlando?

“Naturalmente il più brutto per me fu quello in semifinale di Champions League quando uscimmo con due pareggi, fu amaro perché la sfida fu equilibrata dall’inizio alla fine in tutte e due le partite. Ricordo un bel derby vinto con gol di Weah e fu emozionante e poi anche quello del 6-0 ma io entrai solo nel secondo tempo…”.

Ci racconta un aneddoto legato allo scudetto conquistato con il Milan nel 1998-99 con Zaccheroni in panchina?

“Non c’è stato un vero e proprio aneddoto in quella stagione ma avevamo capito che se avessimo vinto tutte e sette le partite non era così impossibile vincere lo scudetto. La vittoria a Torino contro la Juventus ci ha fatto capire che eravamo ben indirizzati e ci diede una grande spinta verso quel gran traguardo. Zaccheroni è stato un bravo allenatore e anzi su di lui ho un aneddoto da raccontare che mi riguarda: giocai la prima partita e poi mi mise in panchina e ci rimasi per settimane e settimane con il mister che mi diceva di aspettare il mio momento. Tornato dall’Argentina dalla pausa natalizia mi fece giocare contro il Perugia e da quel momento in poi tutto cambiò e non mi tolse più dal campo e senza un vero perché”.

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