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I vecchi ragazzi che non hanno vinto Wimbledon

Lo ammetto. I Mondiali di calcio sono stati il calendario della mia infanzia. Gli anni passavano quattro a quattro

I vecchi ragazzi che non hanno vinto Wimbledon
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Le cose strane che non ho visto da ragazzo. Non ho visto un italiano vincere l'oro alle Olimpiadi nei centro metri piani e, francamente, mi sembrava impossibile. La corsa delle corse, la velocità pura, quella che finisce con un tempo che sembra un sospiro, senza curva, uno sparo e stai al traguardo. Certo, ho visto l'oro di Pietro, la freccia del Sud, a Mosca 1980, ma erano i 200, dove gli italiani avevano lo "spaziotempo" per raccontarsi una storia, con Paolo Rosi che quasi non ci crede e si lascia andare al grido di "Mennea, Mennea, Mennea, recupera e vince". I cento no, i cento non osavo neppure immaginarli. Me li ha regalati, ormai maturo, Marcell Jacobs a Tokyo, lo stesso giorno d'agosto in cui Gianmarco Tamberi patteggiava l'oro nel salto in alto. Incredibile. Roba che per crederci devi invecchiare senza troppo rinnegare i sogni. Non ho visto, da ragazzo, neppure un italiano vincere Wimbledon. Anche questo, allora, mi sembrava impossibile. Non era l'erba per noi, cresciuti sul rosso e già stupefatti da Panatta nel '76, che si prende lo slam vicino a casa. Wimbledon al massimo era una scelta filosofica: Borg o McEnroe? La forza o il genio insopportabile? Il tifo italiano si scatenava in Davis, con cinque finali una dopo l'altra e una vittoria politica, e sul campo, contro il Cile di Pinochet. Non ho visto neppure tante cose piccole e imponderabili: l'oro invernale nel curling (il curling?) e gli azzurri del rugby sconfiggere gli inglesi nel Sei Nazioni. Lo ammetto. I Mondiali di calcio sono stati il calendario della mia infanzia. Gli anni passavano quattro a quattro. Messico, Germania Ovest, Argentina.

A 14 anni, come la maglia di Tardelli, ne ho vinto uno, cioè l'ho visto vincere in mondovisione, con Paolo Rossi che faceva piangere il Brasile e l'urlo al Bernabeu. Ricordo ancora ogni partita minuto per minuto. Non ho avuto bisogno di vedere Stranger Things perché lo stavo vivendo. Da ragazzo non ho visto tante cose: bisogna avere la fortuna di poterle aspettare.

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