Kira nella mente. Ed è un'asta senza gioia

Fiori maledetti per gli acrobati del salto con l'asta che dentro il Nido mondiale dell'atletica a Pechino, nella terza giornata di gare, hanno saltato senza gioia pensando al dramma della ventunenne austriaca Kira Grunberg rimasta paralizzata a fine luglio per un salto fuori dai sacconi in allenamento.

A lei hanno dedicato la loro fatica le astiste che sotto il sole sporco del primo mattino hanno cercato la qualificazione. Ci sono riuscite in 13 e domani le vedremo nella finale che avrebbe voluto fare anche Kira, oggi prigioniera nel suo letto nella clinica di riabilitazione tirolese di Bad Haring, dopo l'operazione ad Innsbruck che gli ha salvato la vita, lasciandola comunque paralizzata dal collo in giù per la frattura alla quinta vertebra cervicale.

C'era tristezza su quella pedana, non paura. Quando scegli il rischio, e l'asta è una gara atletica che ti chiede di volare, senza mai sapere come saranno gli atterraggi, arrivando da così in alto, dimentichi il pericolo o comunque cerchi di non pensarci, ma lei era nella loro testa e nel loro cuore. Devi essere veloce, forte di braccia ed acrobatico per svincolarti sopra l'asticella, all'assalto come in una giostra medioevale cercando di dominare un attrezzo che ti spara in alto, ma, come è capitato alla campionessa austriaca, può anche catapultarti dove non ci sono sacchi morbidi ad accoglierti.

Erano in 27 a cercare la gloria che sognava Kira. Domani si batteranno in 13 sognando una medaglia d'oro da 60 mila dollari che sembra invece la maledizione per il francese Renaud Lavillenie, primatista del mondo, lui va spesso sopra i 6 metri, campione olimpico che non ha mai conquistato questo titolo all'aperto e anche ieri se ne è andato fuori dal campo stringendo solo una medaglia di bronzo divisa con due polacchi. Beffato a quota 5.90, dopo un bel salto d'entrata, l'unico della sua gara triste, a 5.80, come il tedesco Holzdette, che lo superò due anni fa ai mondiali di Mosca, volato oltre i 5.90, ma con un errore in più della sorpresa Shawnacy Barber, il ventunenne rosso nato a Las Cruces, nel New Mexico, che oggi gareggia per il Canada, il paese rivelazione del mondiale che ha già preso tre medaglie, chimera per la povera Italia. Il contrasto fra la chiesa ferita dei saltatori e delle saltatrici con l'asta e quelle velociste dalle fibre magiche che volano nel vento. La Fraser si allena spesso a Lignano, Dafne Skippers, l'olandese di Utrecht è una super atleta che ha lasciato le prove multiple, dove era fra le migliori, per sfidare le stelle dei Caraibi, l'unica americana rimasta in gara.

La pece nelle mani per non farsi scappare l'asta, la tristezza nel cuore, senza riuscire a godere davvero delle finali della terza giornata che hanno incoronato, ancora una volta sui 100 metri, la campionessa uscente e oro olimpico, Shelly Ann Frazer Pryce, giamaicana come Bolt, orgogliosa di esserlo visto che è andata in pista con una corona di fiori gialli fra i dreadlock verdi dei capelli lunghissimi, portando al traguardo in 10"70 la sua ideale bandiera nazionale. Ha vinto con un metro di vantaggio sull'olandese Skippers (record nazionale migliorato fino a 10"81) e qualcosa di più sull'americana Teri Bowie (10"86).

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