Il primo esame è stato superato con profitto. Giovanni Malagò, candidato, con riserva, della Lega serie A, è entrato nell'assemblea dei 20 club riuniti a Milano con i 19 voti della prima votazione e ne è uscito con "19 voti e 3/4" il dettaglio reso dall'interessato e spiegato con il passo avanti fatto da Lotito, presidente della Lazio, favorevole inizialmente al commissario. Il successivo esame è previsto nei prossimi giorni al culmine degli incontri con Marani presidente della Lega Pro, i due sindacati di categoria (calciatori e allenatori) e il ministro Abodi. "Confidiamo nella capacità diplomatica di Malagò" l'espressione usata da Simonelli, presidente della Lega serie A che ha compiuto un prezioso lavoro di sintesi per mettere insieme i 4 macro-temi (interventi del governo, interventi federali, riforme serie A, riforme sui giovani, questione molto divisiva per la presenza di 10 fondi stranieri tra le proprietà) affidati all'agenda di Malagò che dovrà poi fare sintesi e inserirli nel programma elettorale. Con un paio di pre-condizioni che sembrano molto realistiche. La prima di natura temporale. Spiega Malagò: "Non possiamo pensare di poter fare tutto e subito visto che per il format dei campionati, ad esempio, ci vorrà un anno di transizione". La seconda è di natura personale: "So bene che non si possono accontentare tutte le componenti e procedere col compromesso: io punto invece sulle mie buone relazioni e sulla capacità di convincimento". Che significa poi adottare la seguente strategia: "Non ho ancora deciso se accettare la candidatura e non sono disposto a promettere tutto a tutti pur di avere il successo elettorale. Non escludo infatti di arrivare all'ultimo giorno utile, il 13 maggio, per presentare la candidatura".
Il suo grande alleato è uno solo, oltre alla fiducia dichiarata della serie A e di De Laurentiis che ha speso per lui un motivato endorsement: è la paura di uno stallo elettorale (la mancata elezione) con inevitabile intervento del Coni e nomina del commissario (che può essere solo il presidente del Coni o il segretario generale). Sono tutti disposti ad evitare questo scenario, anche Abete, rivale di Malagò.
La difficoltà futura sarà poi quella di tenere insieme i due pilastri della missione: da una parte la sostenibilità finanziaria del sistema, dall'altra il miglioramento dei risultati sportivi. E qui, ancora una volta, Malagò ha cancellato ogni ipotesi sul prossimo ct. "Se non so ancora se mi candido, come faccio a scegliere il ct? Giuro sul mio onore: non ho parlato con nessuno".