C'era una volta il Milan di Pioli, ogni volta si preparava come la volta prima e alla fine vinceva l'Inter di Inzaghi. Sei derby di fila, come mai nella storia nerazzurra (al Milan era riuscito due volte, l'ultima nel secondo Dopoguerra, archeologia). Da sei partite, e con 3 allenatori diversi sulla panchina rossonera, il derby è diventato la kryptonite dell'Inter, che un anno arriva in finale di Champions e quello dopo sta per prendersi lo scudetto, ma non è ancora riuscita a rivincere il derby dopo quello della seconda stella (22 aprile 2024). Sei partite anche stavolta.
Non chiamiamola coincidenza, perché non lo è, nulla avviene per caso. "Per l'Inter, il Milan è la squadra più difficile da battere del campionato", spiega Beppe Bergomi, 756 partite in nerazzurro, compresi 40 derby. "L'Inter attacca, il Milan aspetta e riparte. Se fai un errore può punirti, è successo all'andata, quando l'Inter costruì molto di più, ma vinse il Milan. Quando Pioli provava a giocare uno contro uno, per Inzaghi era più facile. Come contro l'Atalanta di Gasperini, che faceva bene con tutti e poi perdeva con l'Inter".
Come sempre, il derby dribbla il pronostico. E l'importanza di vincerlo va oltre la classifica. "Quando il livello si è alzato, l'Inter ha fatto fatica", ammette Bergomi. "Ma in questi anni ha sempre avuto un grande rendimento, non ha mai sbagliato stagione, certamente non l'ha fatto lo scorso anno, anche se non ha vinto nulla. L'Inter è forte, ma non lo è in modo netto rispetto alla concorrenza, come a molti piace raccontare. Non siamo, per capirci, nei 9 anni dominati dalla Juventus", aggiunge lo storico capitano nerazzurro, che applaude Chivu e difende Bastoni. "Cristian un po' mi ha sorpreso. Al di là della brutta pagina di Champions, quello che sta facendo in campionato non era scontato. Credo che il suo più grande merito sia stato quello di riuscire a entrare velocemente nel cuore dei giocatori, li ha portati tutti subito dalla sua parte e in campo si vede".
Domenica si gioca in casa del Milan, per Bastoni sarà un'altra partita controvento. "Lui si sta comportando bene, condivido le parole di Kolarov, che dopo Lecce gli ha detto hai giocato da campione. Paga quello che ha fatto, l'esultanza più della simulazione, ma credo anche che il fatto di giocare nell'Inter, nella squadra in testa alla classifica, l'ha portato più al centro dell'attenzione".
Il rischio concreto è che ci vorrà del tempo perché l'atmosfera torni serena intorno al difensore di Inter e Nazionale. "Lo conosco, so che ragazzo è. Ha sbagliato e chiesto scusa. Io sono un credente, per me doveva finire lì. Però capisco che ciascuno è libero di fare ciò che ritiene giusto, quindi anche di fischiare".