È sempre CR7-Messi. Sfida da Pallone d'oro anche sui tagli ai salari

La Juve è arrivata prima, il Barça ha fatto di più -70% fino alla fine della crisi. E senza rimborso

CR7 e la Juventus sono arrivati prima, Messi e il Barcellona sono andati più lontano. L'accordo bianconero è noto, anche se non universalmente compreso: 4 mesi non pagati quest'anno, in cambio di 14 mesi e mezzo pagati l'anno prossimo (con un fondamentale risparmio nel bilancio in chiusura al 30 giugno e un enorme punto interrogativo sul futuro). Una rinuncia effettiva dei calciatori a più di 30 milioni.

L'accordo catalano va oltre, l'annuncio non è del club, ma di Messi stesso, via social: «È il momento di annunciare che ci decurteremo lo stipendio del 70%, più altre iniziative per arrivare a coprire il 100% dei compensi di chi lavora nel club, fino a quando non terminerà questa emergenza». Il club (non quotato in Borsa) non svela ulteriori dettagli, che però secondo i bene informati dovrebbero essere: riduzione del 70% dal 16 marzo (giorno dell'entrata in vigore dello stato di allerta in Spagna) fino all'11 aprile (la data del momento, che ovviamente sarà prolungata; un po' come il nostro 3 aprile).

Il monte stipendi del Barcellona è il più alto del mondo, circa 550 milioni a stagione, ovvero 46 milioni al mese. La riduzione è quindi di 32 milioni al mese: se non si dovesse riprendere a giocare, fanno oltre 100 milioni dal 16 marzo al 30 giugno (3 mesi e mezzo). Tagliati, senza recupero nella stagione successiva.

In Europa c'è chi ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dal governo (alcuni club francesi, non PSG), altri che hanno negoziato e chiuso subito l'accordo tra le parti (prima della Juventus, l'esempio più importante era quello del Bayern Monaco, con riduzione del 20% sugli ingaggi dei mesi di stop), l'accordo tra Messi e compagni e il Barcellona è certamente il più clamoroso tra tutti, anche perché arriva dopo alcune polemiche stordenti e sorprendenti, cui fa riferimento proprio la Pulce nel suo comunicato-annuncio: «Vogliamo sottolineare che abbiamo sempre avuto la volontà di ridurli, perché sappiamo perfettamente che si tratta di una situazione eccezionale e siamo sempre stati i primi ad andare in aiuto del club quando ci è stato chiesto». E ancora: «Siamo sorpresi che ci sia stato qualcuno all'interno del club che abbia voluto metterci pressione, mentre era chiarissimo che cosa avremmo fatto. Se abbiamo atteso qualche giorno è perché eravamo alla ricerca di una formula che aiutasse sia il club che i suoi lavoratori».

Encomiabile, condivisibile, ma anche dovuta. Perché la corsa a lodare i sacrifici economici dei calciatori è abbastanza poco comprensibile, almeno quanto è ovvio che anche gli sportivi debbano pagare le conseguenze della pandemia. Se un'azienda che genera spettacolo è ferma per cause non di sua volontà e non può produrre, perché il danno non dovrebbe essere di tutti?

Da Madeira, intanto, CR7 lancia anche lui via social l'invito ai tifosi a restare a casa, «per aiutare tutti gli operatori sanitari che lottano per salvare vite umane». Lui che domenica è stato fotografato a passeggio con Giorgina e famiglia. Niente fuorigioco però: in Portogallo le misure di contenimento sono meno stringenti che in Italia.

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