"Senza casa, dormivo fuori dallo stadio"

Coulibaly, come Musa Juwara, racconta la sua vita fra deserto e barconi

«Mio padre voleva farmi studiare. Ma io sono fuggito dal Senegal per il calcio, volevo solo giocare a pallone». Un viaggio lungo, fatto di sogni e speranze verso la meta più ambita. Eccolo il grande calcio di Mamadou Coulibaly, mezzala dell'Udinese: stasera la sfida contro lo Spezia sarà un altro dolce sequel dopo la trasferta di Verona e dopo un girovagare fatto di prestiti tra Entella, Carpi, Trapani e Pescara. Proprio con il Pescara aveva già esordito in A nel 2017, a Bergamo contro l'Atalanta. Era appena diventato maggiorenne, adesso di anni ne ha 21 e il 99 sulla schiena è un riferimento al suo anno di nascita. Un percorso di vita, un tragitto frastagliato di oltre 4500 chilometri che da Thies, in Senegal, l'ha portato fino alla società friulana, detentrice del suo cartellino, tra pullman, rifugi di fortuna e poi un barcone stracolmo preso dal Marocco per arrivare fino in Francia dalla zia. «Ma dopo un anno mi ha cacciato - ha raccontato il centrocampista - così ho iniziato a girovagare, sono finito prima a Livorno, poi a Pescara e a Roseto degli Abruzzi ho anche dormito fuori da un campo sportivo prima di essere accompagnato presso una casa-famiglia. Ho imparato l'italiano, non dimenticherò mai quel viaggio della speranza in mare. Ero terrorizzato perché eravamo in troppi e io non sapevo nuotare». Coulibaly ha raccontato che la stessa zia che l'aveva cacciato si è poi rifatta viva al momento del suo esordio in Serie A. In quell'occasione è stato lui a chiudere le porte e gli unici rapporti che mantiene sono quelli con la famiglia rimasta in Senegal: «A mio papà mando i video delle mie partite perché non possono seguirmi, poi li chiamo sempre appena rientro a casa dallo stadio. Se penso a dove sono arrivato e a tutto quello che ho superato mi commuovo. Ogni volta fatico a trattenere le lacrime nonostante dal debutto siano passati alcuni anni».

In parte le sue origini sono anche maliane, questo spiega la differenza nel cognome rispetto a Koulibaly, il difensore senegalese del Napoli. Ha promesso a sua mamma di volerle dedicare il primo gol in Serie A, ma in realtà stravede per lui anche Luca Gotti, allenatore dell'Udinese, decisivo nella scelta di trattenerlo per questa stagione e nel pressing sui dirigenti per sottoporgli un rinnovo contrattuale (con adeguamento) fino al 2025. Coulibaly spera di ripercorrere le orme di Musa Juwara, gambiano che ha ammaliato Bologna dopo un altro viaggio in mare, appena quattro anni fa, fino al primo gol a San Siro della stagione scorsa. Stavolta tocca a Mamadou, un'altra scalata è cominciata.

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Commenti
Ritratto di Piddiopentababbei

Piddiopentababbei

Mer, 30/09/2020 - 19:50

Un altro calciatore..o spacciatori o calciatori..ma gli scienziati, gli architetti, i medici che ci aveva promesso la Boldrini dove sono?