
C'è sempre una giornata no nelle due settimane di uno Slam, l'importante è riuscire a superarla. E, soprattutto, capire cosa è andato storto. Jannik Sinner è agli ottavi di finale degli UsOpen, ma il match con Denis Shapovalov ha messo i brividi per due set e mezzo e non ha cancellato i dubbi che lo stesso numero uno del mondo si è portato fin qui. Il doppio fallo con cui ha regalato il primo set all'avversario (il primo perso nel torneo) è infatti la fotografia del rapporto attuale che Jannik ha con il suo servizio: non sono bastati allenamenti aggiuntivi, come quello subito dopo la vittoria contro Popyrin (Jannik è stato accolto sul campo dall'urlo di Zverev "ma cosa ci fa ancora qui?") a sistemarlo definitivamente. E quindi Houston anzi New York , abbiamo un problema. Da risolvere in fretta.
È finita (5-7, 6-4, 6-3, 6-3), ma a lungo il mancino canadese ha dato lezione di battuta, mentre Sinner affondava soprattutto la prima spesso in rete. Il sospirone con cui Darren Cahill ha accolto il break portato a casa sul 3-3 del secondo set, spiega bene la tensione che c'era a quel punto nell'angolo del campione altoatesino, capace sì di colpi spettacolari, ma non abbastanza in palla per spezzare la resistenza del rivale. D'altro canto Shapovalov, reduce da un periodo travagliato, è stato anche Top 10, e se n'è ricordato. Tanto che Simone Vagnozzi ha dovuto spronare Jannik ("oggi è così: bisogna star lì a lottare"), senza però evitare un'altra falsa partenza nel terzo set (0-3), con perfino una regale racchetta sbattuta a terra e un cambio di scarpe rotte. Sotto ancora in battuta 0-30 per fortuna è scattata la molla, e con quattro servizi (finalmente) vincenti: "Questo sei tu", ha sentenziato Vagnozzi. Ed infatti: 9 game consecutivi, ed è passata la paura. "È stata una partita durissima ha concluso Jannik -: sono dovuto rimanere lì mentalmente e vedere cosa sarebbe successo. Più si va avanti e più diventa dura, l'importante è che ci sono ancora".
Sinner dunque agli ottavi così come Musetti, vincitore di una partita mai nata tra due grandi amici. Le ore passate sotto il sole di New York nei primi due match del torneo hanno presentato il conto: poco più di quattro e mezzo per Lorenzo, oltre le otto per Cobolli. E la fatica ha fatto la differenza. Insomma: la festa d'Italia è finita mestamente con un ritiro (6-3, 6-2, 2-0), nonostante Flavio non volesse mollare ("non mi piace arrendermi" ha risposto al padre-coach che lo invitava a pensarci): l'avambraccio era però in fiamme e il ragazzo romano ha poi abbracciato con un sorriso il suo grande amico confessando "non riesco più a tenere la racchetta". Per Musetti è la prima volta agli ottavi degli UsOpen, "ma non avrei mai voluto arrivarci in questo modo: era già difficile godersi la partita, figurarsi finire così. Affrontare un amico vuol dire affrontare anche te stesso: è una cosa mentale".
Ora sfiderà lo spagnolo Munir, "e non devo farmi schiacciare dalla pressione: ogni partita va affrontata al meglio, nel tennis moderno tutti posso vincere contro tutti. Tranne che con Carlos e Jannik". Che poi, Sinner, potrebbe essere l'avversario nei quarti. Sarebbe un altro derby, speriamo migliore.