Probabilmente hanno ragione loro a farla così facile. Noi che siamo preoccupati di ogni smorfia, di ogni sconfitta, della rivalità, alla fine li ritroviamo smoking e farfallino alla serata che celebra lo sport mondiale, e capiamo che per loro il tennis è un'altra cosa. Un'altra vita.
A Madrid Alcaraz ha battuto Sinner, ma solo nei voti della giuria e perché il 2025 è stato l'anno in cui ha finito da numero uno. Ora è già un'altra storia, la classifica è ribaltata, Carlos ha un tutore al polso e tanti dubbi nella testa: giocare o no il Roland Garros? Non è poco, eppure lui infonde serenità ("non mi gioco il resto dell'anno per andare a Parigi a tutti i costi: la carriera è lunga, se devo saltare uno Slam per guarire lo faccio"). A questo punto vi aspettereste che il suo rivale sia pronto ad azzannare la preda, e invece Jannik risponde quasi dispiaciuto: "Il fatto che questa settimana lui non ci sia, e non ci sia anche Djokovic, mi dispiace. Adoro confrontarmi con i migliori". Insomma: avversari sempre, amici davvero. Il tennis, ovviamente, non è altrettanto contento: niente Madrid, niente Roma e niente, forse, Open di Francia. La terra rossa perde il suo primattore e qualcuno sospetta che Sinner, a questo punto, possa fare filotto. Il 1000 alla Caja Magica (con allenamenti da Vip al Bernabeu e l'Italia che festeggia la prima qualificazione di Tyra Grant in un Wta 1000) potrebbe diventare il quinto torneo top di fila per Jannik, il che già suona come una minaccia per gli altri.
Ma, appunto, lui non si scompone: "Non sono qui perché non c'è Alcaraz: una cosa in cui sono bravo è nel non ascoltare nessuno, non mi faccio condizionare da quello che dicono. Non mi deprimo dopo le sconfitte, non mi esalto dopo le vittorie: continuo a lavorare. E qui non ho mai passato i quarti, quindi ho un nuovo obbiettivo". All'angolo torna Cahill. Il che, per gli altri, è ancora peggio.