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Gli Usa ripetono l'impresa ma è un miracolo diverso e fa felice soprattutto Trump

Nell'80 l'Urss, ora il Canada ex fratello

Gli Usa ripetono l'impresa ma è un miracolo diverso e fa felice soprattutto Trump
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Ovviamente Lui non si è tenuto. Ma d'altronde il gol di Jack Hugher aveva un effetto collaterale previsto: oro agli Stati Uniti, con Donald Trump che esplode in un "wow, che partita" e pubblica sul suo social una foto di un'aquila che immobilizza sul ghiaccio un'oca canadese. Per la serie saper vincere (a modo suo). Insomma il 51esimo stato americano come sostiene da tempo il presidente Usa questa volta è stato rimesso in riga, almeno nell'hockey. E l'impresa è davvero di quelle indimenticabili: un (mezzo) miracolo 46 anni dopo l'ultimo, quello di Lake Placid contro l'Urss (e la Finlandia, perché poi ci fu anche una finale che nessuno ricorda). È finita all'overtime dopo l'1-1 dei tre tempi regolamentari: per evitare i rigori in movimento, le Olimpiadi prevedevano un supplementare di altri 20 minuti da giocare, però in tre contro tre. Poteva succedere di tutto. È successo.

Indomabili, imprevedibili, cinici: ricordano proprio qualcuno. Gli assi del ghiaccio a stelle e strisce hanno fatto suonare l'ultimo inno dei Giochi, e sai che goduria. Soprattutto alla Casa Bianca. La partita è stata spettacolare come ci si aspettava e il Canada, orfano di Sidney Crosby, ha avuto il demerito di smarrirsi spesso nell'ultimo tocco pur dominando (42-28 i tiri complessivi): è successo soprattutto un paio di volte nel terzo tempo quando la porta era addirittura spalancata. Sono stati i momenti che hanno cambiato la storia del torneo, anche se gli Usa devono ringraziare Connor Hallebuyck, il golie che gioca a Winnipeg (sì, proprio in Canada) e che ha chiuso la porta anche se tutto sembrava finito. D'altronde il suo motto è "se ci credi, puoi", e quando era piccolo gli avevano sconsigliato di giocare ad hockey, soprattutto senza la milza spappolata in uno scontro di gioco. Che sarà mai parare, in pratica, (quasi) tutti di dischi che passavano di lì?

Diciamolo: è stato un uno contro tutti. E non solo dalla visuale di Hallebuyck, perché le maglie rosse con la foglia d'acero sovrastavano quelle americane fin dalla fermata della navetta che ha portato i tifosi fino all'Arena. Il resto è stato il bel gol del vantaggio Usa di Matt Boldy, infilatosi come il burro nella difesa rivale al 6' del primo parziale, il pareggio meritato di Makar nel secondo, e il contorno di velocità, gran giocate, qualche rissa e punizioni (con perfino un 3 contro 5 per oltre 3 minuti salvato dai canadesi).

Poi il supplementare con il siluro di Hughes nell'angolino e i compagni a buttare bastoni e caschi dalla felicità, e a quel punto Trump si è rimesso l'elmetto. Dimenticandosi però che 46 anni fa il mondo libero tifava per lui.

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