Vuelta 14° tappa: presentazione percorso e altimetria

Finora abbiamo assistito solo a stilettate fra i favoriti per la vittoria finale, a La Camperona, però, le cose potrebbero cambiare. L'arrivo in salita è inedito e i chilometri finali sono durissimi, con pendenze pure del 20%. Altra incognita è la lunghezza: questa è una delle poche frazioni a raggiungere i 200 chilometri

14 tappa e la Vuelta entra nel vivo

Dopo aver sfiorato il mare di Santander, si punta nuovamente verso l'entroterra, per avvicinarsi alle montagne. I primi 50 km di tappa sono una sorta di rodaggio, nel corso del quale i corridori troveranno il primo sprint intermedio a Cabezòn de la Sal. La strada, poi, comincia a farsi ondulata, con un primo strappetto che introduce il primo Gpm di giornata. La Collada de la Hoz, 2° categoria, è poco più di un assaggio lungo 7 km con una pendenza media che si aggira sul 6%. Dopo la discesa e il rifornimento, ecco il secondo Gpm, e qui il livello di difficoltà aumenta: il Puerto de San Glorio è una salita di 1° categoria, la cui lunghezza raggiunge i 20 km.

Certo, posizionata proprio a metà frazione risulta un po' sprecata e gli organizzatori avrebbero potuto valorizzarla di più, sistemandola più vicina al traguardo. Messa lì, a 70 chilometri dall'arrivo, rischia di passare quasi sotto traccia. La pendenza media è inferiore al 6%, quella massima supera l'11%; ascesa piuttosto irregolare che sale a gradoni, alternando pendenze dure ad altre più pedalabili. La discesa sarà abbastanza breve, soprattutto se paragonata alla salita - appena 7 km - e sarà seguita da un lungo tratto pianeggiante di 50 km circa. Il secondo sprint intermedio è situato a Riaño, al km 160. La strada piana farà da introduzione alla salita finale, mai affrontata prima dai corridori.

La Camperona ha una lunghezza più classica, poco più di 8 km, ma in quanto a pendenze è parecchio più esigente rispetto a quella che l'ha preceduta. L'inizio, in realtà, è molto morbido, con rampe che oscillano fra il 2% e il 3% fin quasi a metà della scalata. Potremmo definirla robetta, visto quello che attende gli atleti nella seconda parte. Al km. 4 si comincia a salire fino all'8%, ma ancora c'è tempo per rifiatare perché la pendenza scende di nuovo e si può trovare un brevissimo tratto di strada pianeggiante. Da lì in poi - mancano 2 km alla cima - si andrà su quasi in apnea con un chilometro al 15% seguito da un'impennata che arriva a lambire il 20%. Poco prima della cima si troverà un settore un po' più umano, ma parliamo comunque di un tosto 14%, che precede la spianata finale al 9%.

Due chilometri, seppur durissimi, forse non saranno sufficienti per scavare grandi differenze, ma se la prima parte più agevole verrà presa a tutta, quei 2.000 metri potrebbero pesare, e non poco, sulle gambe. Bisognerà contare solo sulle proprie forze, non ci si potrà nascondere dietro il lavoro di un gregario e stare alla ruota di un avversario non farà risparmiare energie. Quelle rimaste serviranno a spingere il rapporto più agile, augurandosi di porre presto fine alla sofferenza e al mal di gambe. In corsa, però, potrebbe prevalere l'attendismo fra gli uomini di classifica, perché pure nei due giorni successivi si arriverà in quota, su due salite che non scherzano: Lagos de Covadonga e La Farrapona. Sono i giorni cruciali per la Vuelta, forse quelli decisivi. Da queste salite potrebbe uscire il nome del corridore che arriverà a Santiago de Compostela vestito di rosso.

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