Controcultura

Lo Stokar di Avoledo è un gladiatore ferito

Tullio Avoledo è nato a Valvasone, in provincia di Pordenone, l’1 giugno 1957). "Non è mai notte quando muori" è il suo secondo romanzo che ha per protagonista Sergio Stokar

Lo Stokar di Avoledo è un gladiatore ferito

«Da bambino, mamma mi leggeva Robinson Crusoe in italiano, per non farmi perdere quella lingua. Lei lo pronunciava Crusoè. Ricordo la paura che mi mise il capitolo in cui il naufrago scopre le tracce dei cannibali sulla sabbia, i resti mezzo divorati del loro macabro festino sulla sua isola. Quella notte non chiusi occhio». È sincero con sé stesso, l'ex poliziotto, ex detective, ex irascibile uomo di destra Sergio Stokar che da tempo vive dimenticato da tutti e da tutto su un'isola. Un allontanamento forzato dopo quello che gli è successo alle Zattere nella sua precedente avventura intitolata Nero come la notte (romanzo vincitore del Premio Scerbanenco 2020). Un'evasione-reclusione cui lo ha costretto per lungo tempo anche l'esplosione della pandemia. Mai si aspetterebbe, Stokar, di essere richiamato in azione dal suo eremo dove da tempo legge, per ritemprarsi, Ovidio, Lucrezio, Pindaro, Tucidide, Seneca. Una biblioteca imprescindibile che ha espanso la sua forza interiore. Ma lui non è un naufrago, è in realtà un guerriero in attesa di essere richiamato in missione, un ronin che troverà un nuovo padrone disposto a rimetterlo in azione come un vero e proprio samurai. Stokar ha però un suo codice e non ama né essere usato né essere vincolato a qualcuno o qualcosa. Si troverà così suo malgrado a cercare di recuperare il figlio di un oligarca russo, scomparso in un Paese nordafricano. Sarà il luciferino avvocato Jeremy J. Allenby a suscitare quest'impresa, convincendo l'antieroe inventato da Tullio Avoledo ad allontanarsi dall'isola dei Caraibi dove si è rifugiato.

Lo scrittore friulano è convinto che il suo sia un personaggio molto sfaccettato e complesso: «un gladiatore ferito. Un cane da guerra che non accetta di trasformarsi in un barboncino da salotto. E soprattutto un nemico giurato del politically correct, che è anche la mia bestia nera», dice. Così com'è convinto che ancora una volta Non è mai notte quando muori sia un romanzo meticcio, dove si mescolano più generi: avventura, fantapolitica, hard boiled e noir. Una storia che racconta l'avventura mercenaria di un uomo che non può essere comprato e che non ha nulla da perdere. Un personaggio che sopravvive in un mondo in continua espansione ed evoluzione socio-politica, dove i giochi sporchi degli oligarchi e delle multinazionali hanno cambiato la scacchiera del pianeta. Questo serrato thriller mescola il ritmo di una spy-story alla Ian Fleming a quello più complesso di Cuore di tenebra di Joseph Conrad. E lo spirito di sopravvivenza e la tenacia di Sergio Stokar risulterà, pagina dopo pagina, sempre più affine a quello dei Diecimila raccontati da Senofonte nella sua Anabasi. La sua visione del mondo è lucida così come la sua voglia di combattere: «il pianeta per poco non è andato a puttane, ma come al solito si è ripreso. Per qualcuno è stata una fregatura, per altri una nuova occasione per far soldi alle spalle dei gonzi e dei poveracci. In poche parole, l'enorme ruota da criceti che è diventata il mondo continua a girare».

Ma Sergio Stokar non è disposto a fare la fine del topo durante il pericoloso viaggio che lo porterà dal Belize a Mosca, a Pechino, fino all'Ard Alshams. Nessun dossier può celare tutti i segreti su di lui, nessun ricatto può fermarlo, perché l'imprevedibilità fa parte del suo carattere, e Stokar delle sue spigolosità ha fatto anche la sua pietra angolare, persino quando deve mostrare il suo lato sentimentale.

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