La storia «Lavoravo da anni ma per non pagare mi hanno cacciata»

SOLUZIONE Per non versare 500 euro, molte famiglie assumono le domestiche già regolarizzate da altri

Sanatoria di colf e badanti allo sprint finale, ma sono troppi i datori di lavoro in Lombardia che tentano di fare i furbi. E ogni scusa è buona pur di non pagare la cifra di 500 euro prevista per la regolarizzazione delle domestiche. Se la più semplice è non farle uscire dal sommerso, costringendole a continuare a lavorare in nero, c’è chi arriva a studiare escamotage ancora più sottili. Come licenziare la badante clandestina e assumerne una già messa in regola da qualcun altro. Evitando così di mettere mano al portafogli. È la storia di Tatiana (il nome è d’invenzione), una ragazza ucraina di 29 anni senza permesso di soggiorno. «Da due anni lavoro come colf per una famiglia italiana - racconta -. Ho iniziato nella casa di una signora, poi anche sua figlia e sua cugina mi hanno chiesto di andare da loro ogni settimana. Ora che però è arrivata la sanatoria non intendono mettermi in regola, anzi mi hanno già annunciato che da ottobre mi lasceranno a casa, e che assumeranno al mio posto un’altra donna in possesso del permesso di soggiorno».
La giustificazione per il benservito è fornita proprio dalla norma sulla regolarizzazione delle colf. Tatiana lavora infatti 13 ore a settimana, mentre il requisito minimo per la sanatoria è di 20 ore. Quasi tutte le domestiche straniere del resto sono impegnate part time e dunque è fin troppo facile trovarne una già in regola cui affidare qualche ora di lavoro in più. «Per il resto avrei tutti i requisiti richiesti dalla legge - sottolinea Tatiana -. I miei datori di lavoro hanno un reddito superiore a 25mila euro e io vivo in un appartamento pagando un regolare affitto. Eppure, dal primo ottobre resterò senza un lavoro». Un vero paradosso, se si pensa che finora la famiglia nella cui casa svolge la mansione di colf non si è fatta scrupoli di impiegarla in nero. «Ma adesso hanno troppa paura - osserva la 29enne -, soprattutto la figlia è molto spaventata da un possibile controllo e dice che senza permesso non mi vuole più». Per Tatiana, oltre al danno la beffa. «In Ucraina non ho più nessuno, ho perso i genitori da quando ho 13 anni, e soprattutto non potrei permettermi di vivere in modo dignitoso. Non sono venuta in Italia per rubare - conclude -, voglio soltanto continuare a fare il mio lavoro, quello che ho fatto finora».