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Le spie naziste che trovarono l’America

Nel 1944 due agenti segreti del Terzo Reich tentarono l’ultima infiltrazione nazista negli Stati Uniti. Dovevano spiare il progetto atomico americano, ma la loro missione finì in una champagne

Le spie naziste che trovarono l’America

Combattevamo la nostra guerra in smoking e con bicchieri da cocktail in mano”. Nel penultimo giorno di novembre del 1944, un piccolo battello pneumatico viene trascinato a forza sulla battigia a tratti coperta di neve, su una piccola lingua di sabbia scura a poca distanza da Bar Harbor, una cittadina sulla costa frastagliata del Maine. Con il favore dell’oscurità, due uomini bagnati e tremanti iniziano la loro avventura di spie oltreoceano. I loro nomi sono Erich Gimpel e William Colepaugh, indossano abiti civili inadatti al rigido inverno del New England e accanto a loro ci sono due ufficiali della Kriegsmarine, “probabilmente i primi nemici vestiti in uniforme militare a mettere piede sul suolo continentale degli Stati Uniti dalla guerra messicana del 1840”, scriverà un ufficiale dell'intelligence statunitense che condurrà approfondite ricerche su questa infiltrazione.

Due spie naziste nel Maine

Le due spie tedesche, nomi in codice "Edgar" e “Walter”, sono arrivate a bordo dell’U-1230, uno dei temibili U-boot nazisti che conoscono bene l’Atlantico e sanno come scomparire nell’oscurità dei flutti, in silenzio, come grandi fantasmi di metallo. Hanno aspettato per otto giorni al largo della baia dell’Uomo Francese, Frenchman Bay, posati sul fondale come delle nasse, mentre i pescherecci yankee lasciavano uno dopo l’altro il porto per posare le loro reti e catturare qualche astice. Con un po’ di fortuna avrebbero pescato un sottomarino. Invece nulla: l’operazione Elster – Gazza Ladra – l'ultimo tentativo delle spie naziste di infiltrarsi in America, poteva avere inizio.

Nonostante i fallimenti collezionati dal servizio segreto tedesco, l’Abwehr, Gimpel poteva essere considerato una spia abile, con una discreta carriera spionistica in Sudamerica, tra Perù e Cile. "A Lima non ho mai perso una festa", disse l’Agente 146, che si accompagnava all’americano nato nel Connecticut, istruito al Massachusetts Institute of Technology e arruolato dal servizio segreto tedesco a Lisbona, dopo aver lasciato l’America che rifiutava le sue idee filo-naziste. Apprezzato da Otto Skorzeny, l’agente “Walter” venne inquadrato nel Sicherheitsdienst, o SD, il servizio di intelligence delle SS che era subentrato all’Abwehr.

La loro missione era in qualche modo lo specchio dell’operazione Alsos, lanciata dagli Alleati dopo lo sbarco di Anzio, e mirava a spiare i progressi degli americani nella corsa allo sviluppo di una bomba atomica, il Progetto Manhattan. Per sopravvivere in America, una spia tedesca aveva bisogno di un vero americano: un profilo che conoscesse il baseball, i passi di danza alla moda, le canzoni popolari e i pettegolezzi di Hollywood. O almeno questo era quanto sosteneva Gimpel, quasi fosse al corrente della cattura degli sprovveduti agenti inviati dall’Abwehr in Inghilterra e in Scozia, decimati dal controspionaggio e dai civili che scovavano facilmente un “forestiero sospetto”.

Fu così che la spia “abile” e il suo gregario esperto d’America vennero inviati negli States con due pistole automatiche Colt calibro .32, una macchina fotografica Leica con una lente speciale per la copia di documenti, due orologi da polso Krahl, inchiostri e sviluppatori segreti, codici radio e programmi di trasmissione e con ben 60.000 dollari in banconote di piccolo taglio. Una cifra che avrebbe consentito loro di mantenersi in grande stile ben oltre il 1946, essendo approssimativamente un milione di dollari attuali. E, come se non bastasse, anche 99 diamanti da scambiare con valuta statunitense in caso di bisogno. Pare che il denaro fosse impacchettato sotto il monogramma della Deutsche Reichsbank, una traccia di cui sbarazzarsi ancora prima di lasciare l’U-boot. Anche a costo di bruciare la propria identità con l’equipaggio, che ovviamente non era al corrente di quei “passeggeri speciali” che non dovevano attirare l’attenzione. L’U-1230 aveva infatti finto una missione di pattugliamento nell’Atlantico, evitando metodicamente il nemico e raggiungendo Terranova il prima possibile per sbarcare le spie nel Maine.

Dopo quasi due mesi in mare, il sottomarino e il suo carico spionistico erano arrivati a destinazione, emergendo alle 23:00 e rilasciando Walter ed Edgar intorno alla mezzanotte in una zona remota della baia, presso Hancock Point. Notati con le loro ingombranti valigie da alcuni abitanti di passaggio, che nonostante il singolare incontro non denunciarono il fatto, le due spie raggiunsero facilmente la Route 1, incappando in un taxi.

Dopo aver inventato una storia assurda ma credibile – i poveretti avevano tratto i bagagli dalla loro macchina che era andata fuori strada e lentamente scivolata in una scarpata, cose che evidentemente nel Maine succedono – riuscirono a farsi portare alla più vicina stazione ferroviaria per salire sul primo treno e raggiungere Portland e prendere la coincidenza per Boston.

Dritti verso la Grande Mela

Alle 7 del mattino del giorno dopo, Gimpel e Colepaugh erano nella più grande città del New England, ottava città più importante d’America, e facendo shopping e dovettero fare i conti con i primi sospetti. In un negozio di cravatte, l’abito e il cappotto dell’agente Edgar vennero notati nella fattura, decisamente non americana, richiedendo subito una versione di copertura: erano un acquisto fatto in vacanza nella Spagna franchista, ma neutrale. Per una spia, come per un fuggitivo, passare inosservati è una necessità essenziale. Dormire con abiti americani nuovi di pacca addosso, una o due notti, lasciando le macchie dove erano e cercando di renderli vissuti, il più possibile, avrebbe dato alle spie qualche chance in più di passare per due comuni e taciturni americani non erano le armi per decine di ragioni plausibili.

In meno di due giorni i due uomini sbarcati su una spiaggia desolata del Maine passeggiavano per le strade di New York, si sistemavano in un hotel sulla 33esima Strada, a Tribeca, sotto il Greenwich Village, un quartiere molto diverso da quello di oggi. Lì iniziarono a organizzare per costruire la radio clandestina che gli avrebbe permesso di prendere contatto con i superiori, per traslocare nelle settimane successive in un appartamento che non fosse contornato dalle travi d’acciaio dei grattacieli che ostacolavano le trasmissioni. Un problema a cui nessuno aveva pensato. Nemmeno quando gran parte delle spie della rete inviata in America era stata smantellata per merito di un astuto agente speciale dell’FBI, Leon G. Turrou.

L’affondamento “sospetto” di un U-boot

Fino a quel momento le spie tedesche si erano sapute muovere con astuzia o, più semplicemente, avevano avuto fortuna. Una fortuna che nelle settimane successive si sarebbe esaurita. Qualcuno aveva pescato quell’U-boot al largo del Maine.

Il comandante dell’U-1230, il capitano Hans Hilbig, aveva deciso di affondare un mercantile canadese, il Cornwallis, da 5.000 tonnellate, un obiettivo non militare che aveva messo in allarme l’FBI a Boston, che considerò quanto meno strana la rotta del sottomarino che si era spinto così a occidente, sospettando che la sua vera missione potesse avere a che fare proprio con il rilascio di agenti segreti nemici lungo la costa. Il Bureau, che al tempo si occupava del controspionaggio, inviò degli agenti federali nel Maine, e in poco tempo scoprì che poche settimane prima due uomini erano comparsi dal nulla, in piena notte, sotto una tempesta di neve, con bagagli e una strana storia a giustificare la loro presenza. Il particolare delle impronte che portavano alla spiaggia notate da un giovane di ritorno da una festa bastarono a richiedere degli identikit dettagliati. L’attenzione per le spie tedesche rilasciate sulla costa dagli U-boot aveva un precedente: l'operazione Pastorius del giugno 1942, voluta dall’Ammiraglio Canaris e fallita per il tradimento denunciato all’FBI che portò alla cattura di tutti gli otto agenti tedeschi.

Nella remota cittadina del Maine dove erano spuntati dal nulla quei due forestieri, si era parlato a lungo della possibilità che si trattasse di spie, ma quella storia dell’auto andata fuori strada aveva finito per accontentare uomini semplici che avevano altro a cui badare e non erano certo degli appassionati di spionaggio con una copia de I 39 scalini di John Buchan sul comodino. Come scrive Richard Gay nel libro They Came to Destroy America, al tempo quella zona di costa del Maine non contava più di 700 abitanti per miglia e miglia quadrate. Per quanto ne sapevano i testimoni e i loro interlocutori di Bar Harbour e Hancock, quei due uomini agli ordini di Hitler potevano tranquillamente essere degli americani del West a cui si era davvero guastata l’auto, altro che spie.

Secondo alcune stime, la coppia di agenti segreti spendeva tra 1.500 e 2.500 dollari al mese, l’equivalente di 30.000 dollari attuali, dilapidando i fondi investiti dal Terzo Reich in cene raffinate, bar alla moda, locali notturni e spettacoli di Broadway; e continuando ovviamente a fare shopping, quasi se fossero dei ricchi turisti europei alla scoperta dell’America.

Un segreto da confessare

Lo spionaggio, infatti, era rapidamente passato in secondo piano, specie per William Colepaugh, alias William Caldwell, nome in codice Walter, che il 21 dicembre decise di piantare in asso il suo compagno, assai più diligente, fuggendo con 48.000 dollari e commettendo un errore fatale, o meglio infantile: dopo aver incontrato un vecchio amico di scuola, aveva confessato di essere una spia tedesca. Uno scherzo di cattivo gusto che venne denunciato all’FBI e culminò in una caccia all'uomo che si concentrò sull’isola di Manhattan. Entro la notte di Capodanno, le due spie tedesche che combattevano la guerra in smoking, con un bicchiere di champagne in mano ma senza il talento di James Bond, erano state catturate. Interrogati e processati, furono condannati a morte per impiccagione il giorno di San Valentino del 1945.

Prima che la loro sentenza venisse eseguita, il presidente Franklin D. Roosevelt morì e le esecuzioni federali furono sospese; la pena fu successivamente commutata in ergastolo dal nuovo presidente Harry S. Truman. Al tempo il New York Times, informato nei dettagli dal Dipartimento della Guerra, scrisse che in conclusione ”la missione delle spie in America era stata un fallimento totale”.

Gimpel fu rilasciato sulla parola nel 1955, e scrisse un libro nel 1957, Spy for Germany. Colepaugh fu rilasciato sulla parola nel 1960 e si limitò a concedere le sue memorie, ne venne fuori una biografia, A True Story of an American Nazi Spy: William Curtis Colepaugh. Nel libro si apprende come la volontà di vuotare il sacco con il vecchio compagno di scuola coincidesse con il bisogno di rivelare la sua vera identità alle autorità statunitensi, dato che non era decisamente tagliato per lo spionaggio.

Degna di una nota a margine, è la dichiarazione di Walter Schellenberg, l’ultimo capo dell'intelligence militare nazista che smentì lo scopo della missione dei due agenti segreti: non dovevano “spiare o sabotare” il progetto nucleare degli Alleati, ma semplicemente riferire riguardo le capacità militari avversarie. Questa, in breve, è la storia delle ultime spie naziste in America.

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