«Milano? Ci vivo da quasi mezzo secolo. Qui ho trovato l'amore e si può dire che ho trovato la mia America. Peccato per l'Ambrogino...». Daniel Lowell Peterson, per tutti Coach Dan Peterson, ha lo spirito e l'ironia di un ragazzo e sa ridere prima di tutto di se stesso. Oggi compie 90 anni e festeggia con un appuntamento in sala Buzzati in cui verrà anche presentato il docufilm di Luca Carcano (per Fenice Film) Dan Peterson-Per sempre Numero 1. Ci saranno molti amici e ospiti, come Dino Meneghin, Vittorio Gallinari, Riccardo Pittis, Ettore Messina, Leo dell'Orco, il console generale Usa Douglass Benning.
Peterson è una miniera di aneddoti che raccontano il suo rapporto con Milano. Da Craxi a Tettamanzi ha conosciuto praticamente tutti. E su tutti ha una storia. Nato a Chicago, è arrivato in città nel 1978, dopo cinque anni a Bologna alla guida della Virtus. Qui è rimasto, con casa in Città Studi. «Ho vissuto più a Milano che altrove nella mia vita. E di Milano ho visto gli anni migliori». Il Coach ha allenato l'Olimpia basket fino al 1987, ha vinto quattro scudetti. «Erano tempi molto diversi da quelli di oggi, la Milano da Bere. Ero single e mi divertivo. Non ho mai fatto nottate, però vivevo la città». La Scala: «A un certo punto Angelo Cattaneo, grande amico, storico massaggiatore della squadra e amante della lirica, mi fa: Coach, dobbiamo completare la tua formazione culturale.... Va bene. Scopro che la Signora Zucco, ex cestista e tifosa dell'Olimpia, è capo biglietteria. Così ci godiamo la Tosca, la Bohème, Pavarotti, Domingo. Poi il balletto, ricordo ancora quei venti minuti di standing ovation per il Bolero. E i concerti diretti da Riccardo Muti. Anni meravigliosi».
Anche i genitori di Dan lo vengono a trovare dagli Usa. «Mia mamma aveva i piedi piccoli e faticava a trovare scarpe comode e belle. Quindi facevamo il giro delle boutique, da Ferragamo a Beltrami. Da allora ha indossato scarpe italiane fino al suo ultimo giorno». Nell'85 Peterson conosce Laura, che diventerà sua moglie. Lei, nata a Como e cresciuta a Montecarlo, era figlia di Mario Verga, campione di motonautica che morirà in un incidente in barca quando Laura è ancora piccola. «Quando lei si è trasferita a Milano, la sua dirimpettaia era una indossatrice americana, mia amica. La quale chiede a Laura, che adora gli animali, di tenerle il cagnolino mentre va a Parigi per sfilare». Per sdebitarsi, la giovane modella invita a pranzo la vicina con l'amico Dan e c'è il primo incontro. I due si fidanzano nell'87 e nel '97 si sposano civilmente a Miami. «Nel 2017 le dico: Se mi ami ancora, ti sposo in chiesa». E così è stato in una chiesa di Assago, con Dino Meneghin come testimone.
Un grande milanese? «Il cardinale Dionigi Tettamanzi. A Natale mi invitava sempre a una sua premiazione. Io scherzavo: Eminenza, lo sa che qui dentro sono l'unico protestante?. Ho tifato per lui come Papa». Peterson farebbe il sindaco di Milano per un giorno, come Verdone a Roma? «Meglio di no, rivoluzionerei tutto... Dico sempre che i lavori più difficili del mondo sono, nell'ordine: capo della Cina, capo della Russia, capo degli Stati Uniti, Papa e sindaco di Milano. Scherzi a parte, la città è molto cambiata, oggi è molto difficile. C'è un limite per ogni cosa e il limite dell'immigrazione è stato superato. Non voglio avere una posizione dura, dico solo che servirebbero buon senso ed equilibrio. Però dico anche che Milano ha molti meriti, mi piacciono ad esempio i nuovi palazzi e le torri costruiti dopo Expo».
Il Coach non è mai stato incasellabile politicamente. La Bologna «rossa», Bettino Craxi, Matteo Salvini: tutti gli hanno stretto la mano. «Craxi aveva giocato a Basket ed era tifosissimo. Nel 1986 vinciamo lo scudetto e lui irrompe a sorpresa negli spogliatoi dopo la partita con 15 guardie del corpo (all'epoca era presidente del Consiglio, ndr). Ha fatto lui al posto mio il discorso ai giocatori. Un discorso bellissimo». Quando incontra Salvini, il leader leghista gli racconta che a 14 anni andava a vedere gli allenamenti dell'Olimpia. «E io: Ah, eri uno di quei rompiscatole... In realtà stava in religioso silenzio come gli altri». Nella bacheca del Coach manca l'Ambrogino d'oro.
«Laura dice che me lo dovrebbero dare. Io rispondo che sono offeso, perché al posto mio l'hanno dato a Mentana... Però c'è ancora tempo per riceverlo». Infine il sogno dei 90 anni: «Essere ricevuto in udienza da Papa Leone XIV, mio concittadino».