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"A Cortina in pista anche per le donne del mio Paese: il mio cuore è là"

L’atleta di Teheran Samaneh Beyrami: "Vorrei essere esempio di libertà"

"A Cortina in pista anche per le donne del mio Paese: il mio cuore è là"
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La testa corre verso l'Olimpiade. Il cuore, invece, resta inchiodato al suo Iran che brucia. Samaneh Beyrami Baher continua a sciare ignorando la fatica, combattuta tra il rappresentare il proprio Paese e il desiderio di libertà e diritti per la sua gente. Perché c'è un'Olimpiade da onorare, è stata portabandiera dell'Iran a PyeongChang 2018 ed è in predicato di esserlo anche a Milano Cortina, ma proprio quelle istituzioni che ha rappresentato al massimo livello sportivo stanno uccidendo la sua gente. Sui social Samaneh racconta tutto, giorno dopo giorno. Rilancia immagini, appelli, frammenti di verità che sfuggono alla censura. «Dall'8 gennaio quasi 90 milioni di iraniani sono stati costretti al blackout digitale. Niente internet. Niente telefonate. Questo è il modello del regime islamico prima di un massacro» riposta parole facendole proprie, cercando così di tutelarsi dall'ira della sua federazione ed eventuali ritorsioni. Alla chiamata vocale su Whatsapp risponde titubante.

Samaneh, dove si trova?

«Sono a Cavalese per allenarmi».

È già qui, pronta per Milano Cortina?

«Amo l'Italia. È un Paese dove puoi essere davvero felice: natura, clima, la gente, città meravigliose».

Cosa significa per una donna iraniana andare alle Olimpiadi?

«Moltissimo. Con il mio esempio voglio che le donne iraniane inseguano i loro obiettivi, soprattutto in questi tempi. Specialmente nello sport, che nel nostro Paese, in particolare per le donne, è così difficile da praticare».

Le rivolte, la repressione, i morti.

«Vedo tutto, seguo tutto. E internet che non funziona, città che non hanno acqua ed elettricità».

Si blocca, cerca le parole, è indecisa, riprende: «Purtroppo non posso aggiungere altro. Sfortunatamente». Però si premura di mandare un emoticon con faccia triste che dice tutto.

Riceve almeno aiuti dalla sua federazione?

«Mi sostiene solo per gli eventi principali. Per il resto faccio tutto da sola. Lavoro come architetto in Spagna, un posto sicuro, dove vivo con mio marito. Mi autofinanzio. Non è facile».

Chi l'ha aiutata, dunque, a qualificarsi ai Giochi?

«Prima di una gara importante, un vostro campione, Cristian Zorzi, ricordo che mi aiutò persino con le scioline per gli sci. È una brava persona.

A Passo Lavazè ho poi incontrato il mio idolo, l'americana Jessica Diggins, che dopo aver conosciuto la mia storia mi ha regalato un altro paio di sci. Prima ne avevo solo uno. Grazie a lei ora potrò gareggiare nella 10 km». La fondista iraniana, la campionessa statunitense che l'aiuta e lo sport che spesso ha la forza di anticipare la realtà.

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