Studenti delle civiche all’assalto del Comune: ferita bimba di 11 anni

L’incidente nella calca mentre il corteo sfonda le transenne. I manifestanti poi si arrampicano sui muri di Palazzo Marino

Studenti delle civiche all’assalto del Comune: ferita bimba di 11 anni

La manifestazione degli studenti delle civiche e degli inquilini dei quartieri popolari di Milano finisce con una bambina di undici anni contusa ad una gamba che piange in braccio alla madre per lo spavento prima di essere portata via dall’ambulanza. In mezzo alle urla della piazza e con il cordone della polizia in assetto antisommossa che cerca di contenere la rabbia di duecento rivoltosi. Le finestre di Palazzo Marino tappezzate di striscioni, gli slogan contro l’amministrazione pubblica e gli insulti a Carmela Rozza, esponente del Pd. Ecco come finisce il presidio dei ragazzi del liceo Ghandi che protestano contro la chiusura delle serali e dell’Unione inquilini che rivendica il diritto alla casa «a chi ha occupato per necessità».
Sono passate da poco le 17.30. In prima linea ci sono loro, gli occupanti delle case popolari, quelli del Comitato San Siro, di via Feltrinelli e di Niguarda. Donne e bambini, le mamme di via Paravia con il capo coperto dal velo e i piccoli con indosso le magliette della protesta. «Casa, studio e dignità», «Se non cambierà, bloccheremo la città» gridano a pochi metri dai caschi e dagli scudi delle forze dell’ordine. Poi spingono contro le transenne messe a protezione di Palazzo Marino e nella confusione l’incidente. Si fa male la figlia di una residente di San Siro, troppo piccola per stare proprio lì davanti, in prima fila, mentre i poliziotti tentavano di tenere fermo il blocco. Basta un attimo perché la notizia rimbalzi fino alle retrovie e si trasformi in un coro contro le forze dell’ordine, «responsabili» di quanto accaduto.

Ma la polizia non si è mossa, lo conferma anche Carmela Rozza che stava lì davanti all’ingresso del Comune. Passano pochi minuti, la Croce verde se ne va e dal fondo della piazza arrivano le voci dei bambini che gridano contro l’amministrazione e in difesa delle occupazioni. Tengono i megafoni in mano e fanno a gara a chi urla di più. E poi l’applauso dei loro genitori e degli altri compagni che li incoronano come i nuovi combattenti. In mezzo a loro, ai centri sociali e agli abusivi ci sono anche gli inquilini di via Padre Luigi Monti, la figlia della signora Gabetti, sotto inchiesta con l’accusa di gestire il racket delle occupazioni, e il resto del clan. Sono venuti qui per rivendicare il diritto agli alloggi, anche loro che li vendono sotto compenso e ne hanno fatto un’attività illegale, in tutto e per tutto. «Quando ho detto che non andavano regolarizzati i delinquenti, sono arrivati gli insulti. Ma sono orgogliosa di essere stata insultata da loro, segno che stiamo facendo un buon lavoro», risponde Carmela Rozza. «Bisogna essere rigorosi e sbattere fuori i nuovi occupanti. Se il Comune avesse una politica seria, avrebbe dovuto sistemare già 5mila alloggi», insiste. Va cambiata la legge perché non è possibile regolarizzare i bisognosi soltanto in base al reddito. «Quando accaduto oggi è gravissimo. Riteniamo la giunta Moratti responsabile di non essere mai intervenuta in questi anni lasciando degenerare la situazione facendola diventare esplosiva».

Ma il vicesindaco ribatte e conferma che «il Comune continuerà a percorrere la strada intrapresa. A dispetto di alcune accuse di inerzia, proseguono senza sosta gli interventi della polizia locale nei quartieri colpiti dal fenomeno dell’occupazione abusiva». La tensione si smorza e una delegazione di manifestanti viene ricevuta da alcuni consiglieri dell’opposizione che al termine dell’incontro assicurano il loro sforzo perché nell’immediato gli sgomberi colpiscano il racket degli alloggi e non le persone con maggiori difficoltà economiche. Li ricevono sì, ma a patto che non si aggiungano anche i «delinquenti» e che tolgano quegli striscioni ingiuriosi che hanno appeso alle finestre e ai muri di Palazzo Marino. Il nome del presidente dell’associazione Sos Racket e Usura che da settimane denuncia il racket degli abusivi è scritto su un lenzuolo bianco a caratteri cubitali sulla destra del palazzo: «La Gabetti vuole giustizia, la mafia è Frediano Manzi». Se lo sono portati da via Padre Luigi Monti, li avevano appesi fuori dai palazzi già ieri mattina. «È inaccettabile che uno striscione contro di me finisca sui muri di Palazzo Marino - afferma il presidente dell’antiracket - e che si lascino manifestare questi criminali che si nascondono dietro l’Unione inquilini. La politica deve intervenire, quello che sta succedendo in questa città non è più tollerabile». L’associazione si era già dissociata dalla manifestazione dove - aveva scritto in una nota -: «parteciperanno anche in massa i componenti delle organizzazioni criminali che da anni gestiscono in totale impunità il racket degli alloggi». Lo aveva preannunciato anche l’assessore regionale e dirigente Pdl lombardo Stefano Maullu: «Non vorrei che dietro le rivendicazioni di chi occupa abusivamente gli alloggi popolari, possano celarsi infiltrazioni malavitose e strumentalizzazioni della sinistra antagonista». Sono bastate poche ore e in serata è arrivata la conferma di un timore fondato.