Il Tar vuole il potere di vita e di morte

La mia idea sarebbe di autorizzare l'eutanasia per legge. Non per tutti, sia chiaro. Ma per il Tar senz'altro, e per quello del Lazio soprattutto. Perché un organismo simile vive in mezzo a noi e delibera su tutto, su cantieri autostradali e su gente che sta morendo? E dire che essendo un Tribunale amministrativo e per di più regionale (Tar... ) dovrebbe occuparsi soltanto di cose amministrative. È un mistero della Repubblica italiana. Occorrerebbe una bella legge dimagrante delle sue competenze: chiuderlo forse è troppo, ma dirgli di fare solo il suo mestiere, quello sì. Nel caso della recentissima decisione sul «fine vita», sullo «stato vegetativo» e su che cosa o no sia lecito nei confronti del paziente, ha stabilito ciò che non gli spettava. Magari formalmente - ma non credo - si può persino trovare un cavillo secondo cui era autorizzato a entrare nel merito; ma a lume di buon senso è come se toccasse all'amministratore di condominio decidere quali debbano essere le regole della convivenza. No, quelle le decidono i condomini in assemblea. All'amministratore tocca verificarne l'attuazione. Altrimenti lo si licenzia. Così la mia idea sarebbe che il popolo, attraverso i suoi rappresentanti, licenziasse il giudice amministrativo che invade la sfera di competenza della sovranità popolare. Ehi, le leggi non le fanno i giudici, i giudici devono applicarle.
E allora è ridicolo trovarsi dinanzi a commenti come quelli che si leggono in questi giorni: «Il Tar del Lazio boccia la legge sul fine vita che è già stata approvata al Senato e ora sarebbe dovuta passare alla Camera». Una frase da golpista, roba antidemocratica. I Tar non possono fare come i generali sudamericani che occupano il Parlamento e lo esautorano.
Quanto ai contenuti della sentenza, provo a ripeterli. Il Tar sostiene che acqua e cibo dispensati attraverso sonde ai pazienti «in stato vegetativo permanente» (scrivono così i giudici) sono una cura, e come tale - se la volontà espressa dal paziente prima di perdere coscienza era in questo senso - bisogna smetterla di far affluire alimenti.
Non entro, oggi, nella discussione sul punto. La fine della vita è la questione più drammatica che ci sia. Essa divide non solo il Parlamento e gli italiani tra due, tre, cinque, mille partiti. Ma passa dentro ciascuno di noi, e ci lacera. Perché volenti o nolenti una decisione di questo tipo tocca prenderla per noi stessi. O ci è toccato e ci toccherà riguardo le persone più care che abbiamo.
Di certo la materia è individuale, ma anche sociale. Perché tocca appunto la nostra responsabilità di persone, relazionate agli altri: le nostre scelte si riflettono sulla vita della comunità, non sono mai solitarie, anche se siamo così soli tante volte. Qui si giocano principi forti. La volontà di una persona incosciente fino a dove può essere vincolante se espressa quando non sperimentava lo stato per cui pretendeva di decidere a priori? Esistono morali diverse, capisaldi etici che si riferiscono a concezioni del mondo che possono accordarsi su tante cose ma su questo gigantesco particolare cozzano l'una contro l'altra dentro questa nostra comunità complicata. E non è questione di cattolici o no. Ignazio Marino è cattolico, e dà ragione al Tar. Oriana Fallaci era atea, e se fosse viva scuoierebbe quei giudici e pure Ignazio Marino. Di certo il Parlamento esiste apposta per questo. Ci si parla (parlamento) tra persone che sono espressioni del popolo. È necessario su materie così invasive essere il più delicati e insieme più precisi possibili. Ma è una materia politica, esige un compromesso nobile. Che tenga conto di molte sensibilità. E poi se non si è d'accordo, si decide a maggioranza. Caso mai c'è il referendum. Ma i giudici che c'entrano? Oltretutto si vede che non hanno nemmeno studiato. Infatti scrivono «stato vegetativo permanente», senza sapere che dal 2002 questa definizione è stata bocciata sonoramente dalla comunità scientifica internazionale. Trascrivo da un testo medico: «Stato vegetativo (che non c'entra nulla con il coma, e non c'entra nulla con la morte cerebrale, ndr) le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati dall'elettroencefalogramma. Il paziente può respirare in modo autonomo, mantiene vivacità circolatoria, respiratoria e metabolica. Lo stato vegetativo non è mai irreversibile». Stato vegetativo permanente? Bisognerebbe togliere al Tar l'alimentazione e l'idratazione.

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