"Telefonate hard". E il premier chiede i danni

Il giornale della De Gregorio riprende le frasi di un blog e dà del «gran porco» a Berlusconi. Dettagli pornografici su presunti rapporti tra il presidente e «signorine poi diventate ministre». E lo si accusa di aver fatto sparire le intercettazioni

"Telefonate hard". E il premier chiede i danni

Dopo«Repubblica», «El Paìs» e «Nouvel Observateur », tocca a «L’Unità», ennesimo tassello del cambio di marcia di Silvio Berlusconi. Che ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Niente querele ma solo cause civili. E se per le dieci domande di «Repubblica» la richiesta di danni è stata di un milione di euro, per «l’Unità» la richiesta è il doppio: due milioni. Con un corollario: la richiesta di condanna a una pena pecuniaria di 200mila euro ciascuna per il direttore Concita De Gregorio, le giornaliste Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, l’opinionista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra. Soldi che - spiega il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi - saranno devoluti in beneficenza all’ospedale San Raffaele di Milano. Ovviamente, apriti cielo. Perché se il Cavaliere critica la stampa non va bene ma va peggio se sceglie le vie legali. Quelle, per capirci, che hanno portato Antonio Di Pietro a chiedere al «Giornale» ben sette milioni di euro di risarcimento. Però se c’è di mezzo il Cavaliere l’Fnsi - il sindacato della stampa - si indigna e parla di «tendenza destabilizzante e pericolosa». Come è indignata la De Gregorio che parla di «intimidazione» e «minaccia» perché «non viene contestatounarticolo o un editoriale ma un’intera linea editoriale». Dal Pdl fanno notare il doppiopesismo che non ha visto alcuna indignazione quando il leader dell’Italia dei valori ha fatto causa a «il Giornale» o quando Massimo D’Alema (che ieri, coraggioso, parlava di «intimidazione») chiese tre miliardi di lire a Giorgio Forattini per una vignetta. 

(...) FATTO

(...) Quanto si è costretti a sottoporre all’adito Ufficio costituisce un’offesa che esorbita ictu oculi dai confini della critica, integrando dichiarazioni manifestamente illecite e denigratorie, sia nella sostanza che nella forma. Invero, su L’Unità del 6.8.2009 (dopo un precedente attacco diffamatorio contenuto nell’edizione del 13.07.2009, oggetto di separato giudizio e che conferma l’esistenza di una premeditata strategia del quotidiano in danno del concludente) è stata pubblicata in prima pagina una foto del concludente con la scritta trasversale «L’intercettato». Sono state poi evocate, sempre in prima pagina, presunte «Telefonate hard con le ministre», con vasta enfasi data a parole ingiuriose attribuite a Paolo Guzzanti (per le quali, a tacer delle altre ingiurie, addirittura: «Silvio è un gran porco»).

Chi ha letto la prima pagina de L’Unità 6.8.09 è stato, con quanto sopra, indotto credere dell’esistenza di telefonate dell’On. Berlusconi i cui contenuti sarebbero pornografici e tutti intercettati: telefonate, ha suggerito il titolo di cui sopra («Poi accusa di censura il Quirinale. Che smentisce»), talmente oscene dall’esser censurate addirittura dal Capo dello Stato, che avrebbe pregato i direttori dei quotidiani di non divulgarle. A quanto «annunciato» nelle suddette forme, su L’Unità a pagina 2 ha fatto seguito un pezzo della direttrice, Concita De Gregorio. Che sotto un altro titolo insinuante «Iniezioni di fiducia» (che richiama una menzogna poi riportata nel testo), ha diffuso ulteriori affermazioni false sempre speculando sul già assurdo tema posto nella prima pagina; una volta «attirata» l’attenzione degli inconsapevoli lettori con i richiami di cui s’è detto. Ha affermato nel testo del suo scritto la De Gregorio che:
- vi sarebbero nastri di «celebri intercettazioni telefoniche (mai pubblicate) tra signorine poi diventate ministro» (...)
- (...) la vicenda sarebbe stata tenuta nascosta dalle televisioni (allusivamente definite «Cosa Sua», per suggerire un controllo quasi «mafioso» esercitato dalla parte attrice) dominate dal dottor Berlusconi;
- essa direttrice, che anche in tal modo va ben oltre la mera evocazione di Guzzanti, avrebbe addirittura visto le intercettazioni, che nonostante le smentite del difensore del dottor Berlusconi «esistevano eccome» ed avrebbero «potuto dare indicazioni certe sulla composizione definitiva del governo» perché «le protagoniste dei dialoghi siedono tutte in Consiglio dei ministri» e «il Presidente è generoso, le ragazze lo sanno e in genere lasciano sul comodino il curr-tculum»;
- tanto le intercettazioni de quibus sarebbero state pornografiche e diffuse;
- afferma la Nostra sempre nel pezzo in esame- dall’esser conosciute e strumentalizzate da Luciana Littizzetto, che in uno spettacolo ne avrebbe diffuso il contenuto riferendosi ad «iniezioni da fare nel corpo cavernoso che trasformano il walter in una stecca da biliardo" (il che richiama e rende palese l’insinuazione anticipata nel titolo);
- definita la smentita del Quirinale e la polemica con Guzzanti un «tema minore», ha affermato la De Gregorio che vi sarebbe stata una «cancellazione delle prove», posta in essere attraverso «il controllo dell’informazione tv da parte del Premier» (...).
Si tratta di uno scritto manifestamente diffamatorio, che unitamente alla copertina - esplicitata e richiamata dalle parole della direttrice - ha attribuito al dottor Berlusconi falsità inaudite, inventando l’esistenza di intercettazioni dal contenuto hard, secondo L’Unità persino note a molti. E che la De Gregorio, non si sa dove e come, avrebbe visto. Esse avrebbero addirittura ad oggetto donne oggi nel Consiglio dei Ministri. E dettagli erotici, come l’uso di sostanze per amplificare l’erezione. Queste intercettazioni, scrive la direttrice de L’Unità, molti avrebbero addirittura divulgato (...).

Quel che si afferma nel pezzo della De Gregorio, sempre sull’edizione 6.8.09 de L’Unità è stato ad ogni buon conto - poche pagine dopo - ripreso da altre due giornaliste, che hanno supportato le menzogne che compaiono nel pezzo della direttrice con alcuni pseudo-approfondimenti. Lo scritto della direttrice, in primo luogo, è stato ripreso a pagina 8, dove - evocando di nuovo le deliranti affermazioni di Guzzanti - s’è reiterato il di lui illecito, aggravandolo con forme capziose. E ciò parlando di un «Caso Guzzanti», e dando eco alle sue ingiurie («I1 premier è un gran porco»). Il testo de L’Unità ha condiviso col Guzzanti, invero, le fandonie: perché, attraverso la penna di Federica Fantozzi, si sono ex adverso accreditate le parole in libertà dell’ex parlamentare di Forza Italia (...) . L’articolo s’è anche posto come «supporto» al pezzo della direttrice. Di modo che, dopo la definizione ingiuriosa di «gran porco» all’indirizzo della parte attrice, in esso sono stati riportati addirittura - benché assurdi - i contenuti del blog del predetto ex parlamentare (...). Sono stati riportati addirittura i dettagli a sfondo erotico: si spazia da «rapporti anali non graditi» a «ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino» da «discussioni sul prossimo set» a «consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio».

Il tutto è, ribadiamo, completamente falso (...).
Ma anche l’altro tema, non meno falso, posto dalla De Gregorio (quello sulla presunta guerra personale) è stato ripreso da L’Unità. Che a pagina 6, stavolta attraverso Maria Novella Oppo, ha recepito pure l’invenzione della guerra del dottor Berlusconi contro Sky. Alimentandola come segue: «Qualcuno poteva pensare che il governo cercasse almeno di nascondere lo scandaloso conflitto di interessi del boss. Invece no, Berlusconi spinge la Rai contro Murdoch, perché si rompa le coma. Due nemici colpiti al costo di uno. Costo che naturalmente è pagato dagli italiani». Anche la falsità della guerra del concludente contro Sky, che a tal fine avrebbe spinto la Rai, è stata quindi reiterata. Amplificando e, se si vuole, consolidando quanto affermato dalla direttrice.

Si tratta di scritti tutti palesemente diffamatori, sia perché contengono falsità, sia perché sono comunque caratterizzati da forme insinuanti e diffamatorie. In essi, contrariamente al vero, è stato presentato il dottor Berlusconi come protagonista di telefonate hard, come persona che impone a fronte di collocazioni nel Consiglio dei Ministri o candidature elettorali pesanti prestazioni sessuali. Come soggetto aduso a pretese iniezioni sui corpi cavernosi del pene, oppure affetto da problemi di erezione. Alla falsità è stata aggiunta altra falsità, perché s’è scritto spacciandolo per vero che tutto sarebbe stato «nascosto» manipolando l’informazione attraverso il controllo delle televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato da L’Unità, è mera invenzione.

Negli scritti di cui sopra è agevole scorgere gli estremi del reato di diffamazione, commessa col mezzo della stampa ed ulteriormente aggravata dall’attribuzione dei citati fatti (falsi) determinati, diffusi con forme decettive, sì da violare l’onore, la reputazione e l’immagine del concludente. Né la condotta de L’Unità e della sua direttrice può dirsi scriminata dal fatto di aver ripreso un blog con dichiarazioni di terzi, visto che comunque sul punto il quotidiano ha omesso anche un minimo di verifica (che se compiuta avrebbe permesso agevolmente di cogliere la falsità di quanto propalato da Guzzanti, e di coglierne comunque le forme anche formalmente offensive). D’altro canto L’Unità certo non si è limitata a dar notizia delle deliranti dichiarazioni del predetto, perché le ha fatte proprie recependole in toto, aggiungendo del suo, condividendole o addirittura, utilizzandole per costruire altre falsità (...).

Gli elementi della diffamazione, qui rilevanti ai fini della condanna ai danni, appaiono dunque evidenti (...). Visto che le predette affermazioni sono tutte false e lesive dell'onore, della reputazione, dell'immagine della parte attrice (...). Dell'illecito debbono rispondere, in primo luogo, le singole autrici degli scritti diffamatori, peraltro ispirate da un intento chiaramente comune e ispirato dalla direttrice. E quindi in concorso tra loro o, in subordine, ciascuna per quanto di ragione Federica Fantozzi e Maria Novella Oppo. D'altro canto, in solido con le altre giornaliste (e con la casa editrice), del tutto è tenuta a rispondere Concita De Gregorio, che è anche direttore responsabile de L'Unità ed autrice del primo contributo di cui abbiamo detto, che ha avuto funzione chiaramente introduttiva della diffamazione (...). In solido con le persone fisiche convenute, ad ogni buon conto, è tenuta a rispondere anche la casa editrice Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. (...).

Poiché il pregiudizio subito è stato morale e non patrimoniale, la liquidazione del danno non potrà che esser attuata in via equitativa dall'Ufficio. Solo indicativamente può dedursi un ammontare pari ad almeno un milione di euro (...).

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