Telegenova resta senza luce: siamo ai titoli di coda

A casa dal lavoro da tre giorni, senza sapere perché. O meglio, sapendo solo un perché affidato ad un sms. È la condizione in cui si trovano 17 dipendenti di Telegenova. Da maggio dello scorso anno stavano lavorando con uno stipendio saltuario, sopportando condizioni di lavoro tutt'altro che ottimali nella «nuova» sede di via XX Settembre (una nuova sede senza riscaldamento, senza attrezzature, senza bagno). Poi, all'inizio della settimana, l'interruzione di energia elettrica - a causa di un cambio di fornitura - e l'interruzione delle trasmissioni della redazione. Già, perché le altre trasmissioni vanno avanti, in un modo o nell'altro. «Non vorremmo che questo fosse solo uno dei primi titoli di coda - dice Marcello Zinola, segretario Associazione Ligure Giornalisti - Fnsi -. Vorremmo che, in clima di elezioni, chi andrà ospite in quei salotti televisivi, o pagherà per spazi pubblicitari, si ponga la domanda del dove vanno a finire i suoi soldi se verranno utilizzati nel rispetto di quali diritti e doveri. Ci sono responsabilità anche degli enti pubblici in tutto questo, non sarebbe una cosa negativa se uno dei candidati sindaco di Genova si facesse portavoce e garante anche di queste istanze».
«Siamo molto preoccupati - dice - Gianni Pastorino segretario del settore telecomunicazioni della Cgil.- . Quanto accaduto conferma il giudizio negativo e scarsa capacità imprenditoriale dimostrata dai nuovi proprietari» La storia più recente di Telegenova, con il passaggio dal gruppo Profit a quello della genovese «Vlf», è fatta di un avvicendarsi di consigli di amministrazione, decreti ingiuntivi per i salari non percepiti, nonostante due cassa integrazioni in deroga, ispezioni da parte degli enti previdenziali e del lavoro, un procedimento giudiziario per comportamento antisindacale nel corso di uno sciopero. E, da ultimo, la volontà di installare un generatore da cantiere, per sopperire a questa improvvisa assenza di energia elettrica che da giorni costringe i dipendenti a stare a casa. Non si sa bene in che regime. «Manca anche un direttore - spiega Zinola -, come se non bastasse. Ma la comunicazione della sospensione del lavoro via sms, rappresenta la pagina più grave: manca la volontà di comunicazione ufficiale da parte dell'azienda». Anche il Corecom sta seguendo la situazione dell'emittente.

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