Mamma che Gaudio: a 20 anni da quella sorpresa al Roland Garros

All'edizione del 2004, con Roger Federer e Guillermo Coria strafavoriti, la spuntò a sorpresa il numero 44 del mondo, l'argentino Gaston Gaudio

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Si avvicina di nuovo quel periodo dell'anno. Si sfregano le mani i signori feudali della terra rossa, mentre sperano - o tremano - tutti gli accoliti del cemento e dell'erba. Il 20 maggio, a Parigi, torna il Roland Garros. E, come sempre, non c'è comunque niente di scontato. Prendiamo quello che successe 20 anni fa esatti, per esempio. Uno si fruga in tasca e caccia gli spiccioli giusti per puntare su Guillermo Coria, draconiano sovrano di questo pattern rosso. Oppure su Roger Federer: d'accordo, forse questa non è esattamente casa sua, ma lo svizzero è il numero 1 nel mondo. Si vuole osare di più? Allora i nomi sono quelli di altri due che hanno confidenza estrema con la terra: Juan Carlos Ferrero e Carlos Moya.

Invece nulla. Invece il destino si divertirà a scompaginare il mazzo, pescando dal mucchio un eletto a sorpresa. Argentino - nato a Buenos Aires - ventisei anni, fisico compatto, tennis scattante. D'accordo, va bene tutto, ma la posizione di Gaston Gaudio nel ranking è la numero 44. Non è esattamente il pupillo dei bookmakers.

Il suo pezzo forte? Il rovescio. Con quello ricama spesso fendenti che vanno a punto, ma comunque nessuno pensa davvero che possa bastare per vincere un trofeo del genere. Anzi, nessuno si pone proprio la domanda. Però, quando si alza il sipario e si comincia a menare le racchette, accade l'impoderabile. Ferrero sbattuto fuori al secondo turno, dalle randellate inferte dal vorace russo Igor Andreev. Federer, il magnifico svizzero, eliminato al terzo, da Kuerten.

Ecco che allora, magicamente, la parte alta del tabellone inizia a sfoltirsi. Avanzano sicuri Nalbandian, Hewitt e appunto Kuerten. Accanto a loro incede però anche l'argentino Gaudio, facendo sgranare pupille in serie. Dapprima regola il connazionale Guillermo Canas in una tenzone tirata. Poi indica la via dell'uscita a numero 14 del mondo, Jiri Novak. E al terzo turno svernicia Thomas Enqvist a forza di rovesci poderosi.

Quando arriva Andreev, però, tutti lo danno per spacciato. Invece nulla, il miracolo prosegue, impertinente: 6-4, 7-5, 6-3. Adesso la gente comincia a credere nel suo tennis rudimentale ma efficace, anche se il calibro dei contendenti si impenna ancora. Gaston però pare fregarsene alquanto, del lignaggio, e devasta pure Hewitt giocando la migliore partita del suo torneo. In semifinale c'è un altro argentino, Nalbandian, ma anche lui viene regolato dall'inappellabile gioco di Gaudio.

Così, accompagnato dagli sguardi stralunati degli addetti ai lavori, arriva a giocarsi la finale contro lo strafavorito Coria, il 6 giugno del 2004. Questa volta non sembra proprio esserci partita. Troppo differente il livello dei due. Coria domina il primo set, concludendolo con un ingordo 6-0. Gaudio sembra quasi ritrarsi in campo, consapevole della sua impotenza di fronte ad un campione di quel calibro. E infatti perde malamente anche il secondo set, per 6-3.

Qui però inizia ad avvitarsi un autentico miracolo. D'un tratto Coria appare come contratto, indolenzito, legnoso nei movimenti. Gaudio, invece, acquista fiducia. E vince il terzo set 6-4. Il pubblico parigino, che sempre adora le storie degli sfavoriti, lo spinge fino all'inatteso pareggio. Gaston trionfa 6-1 nel quarto set. Coria non ci capisce più nulla, anche perché quella doveva essere una vittoria in scioltezza.

Invece, nell'ultimo e fatidico set a spuntarla è Gaston, che annulla due match point, controbreakka l'avversario e vince 8-6 dopo tre ore e mezza di battaglia. Coria è sconvolto, il pubblico e la stampa pure.

Gaston sorride forte, come chi ha appena grattato il biglietto della vita alla lotteria nazionale. Tra l'altro, diventa il secondo argentino a trionfare qui, dopo Vilas. Mamma che Gaudio, al Roland Garros!

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