Roma Si dice che il segnale arriverà oggi, direttamente dalla voce del capo, sul pratone di Pontida. Non certo un attacco a Tremonti, che resta il grande amico della Lega, ma un avvertimento, che rassicuri la pancia dei padani e l’esercito dei suoi amministratori scontenti della manovra, quello sì, nel partito se lo aspettano. La sforbiciata dei trasferimenti alle Regioni e ai Comuni previsto da Tremonti ha provocato forti mal di pancia tra sindaci e governatori della Lega, pezzi da novanta del partito. La road map per correggere la rotta e trovare un compromesso coi desiderata leghisti, seguirà verosimilmente l’esempio del taglia-Province, misura prevista inizialmente in manovra ma sgradita alla Lega, che infatti ne ha ottenuto il ridimensionamento fin quasi a farla sparire (da 110 enti eliminati, a 14, a 9, a 4).
Certamente la Lega non si farà «scippare» da Roberto Formigoni (Pdl) o Vasco Errani (Pd) la battaglia dei territori contro le inique vessazioni del governo centrale di Roma. Bossi, raccontano i suoi, è stato molto chiaro nei colloqui privati. Se Tremonti non scende a più miti consigli «può anche mollare e tornare a fare il commercialista», pare abbia tuonato il Senatùr. Urge cambiamento, insomma, e rapidamente. Anche perché il malumore cresce, e Bossi ha capito che stavolta si gioca tutto sul terreno più fertile per i voti leghisti, quello del federalismo. Il governatore veneto Luca Zaia ha già spiegato senza giri di parole che «la manovra così com’è è insopportabile per le Regioni». Sul piatto non ci sono soltanto le correzioni a vantaggio degli enti virtuosi (come appunto il virtuoso Veneto, «gigante economico e nano politico»), ma anche le infrastrutture sempre rinviate, come l’Alta velocità tra Verona, Padova e Venezia. Anche Roberto Cota, che pure condivide lo spirito della manovra, chiede dei miglioramenti (e ieri la Padania, se il messaggio non fosse arrivato, apriva con questo titolo: «La manovra? Miglioriamola»). Chi protesta ancora più veementemente è il leghista presidente dei sindaci lombardi (riuniti nell’Anci), ovvero Attilio Fontana, storico sindaco di Varese, che ieri in un’assemblea di piccoli comuni lombardi è andato giù dritto: «Se resta così com’è questa Finanziaria è tutt’altro che federalista, e la cosa mi addolora molto, ma soprattutto lascia intatti gli sprechi dell’Italia tagliando importanti servizi ai cittadini».
E così, in attesa del segnale dal capo, si sono messi al lavoro i «tecnici» padani, quelli della commissione Bilancio al Senato, dove è in lettura la manovra tremontiana. La Lega ha presentato 88 emendamenti, tutti nella direzione indicata dai lamenti dei governatori e sindaci lumbard (e piemontesi, e veneti...). «Il senso dei nostri emendamenti è quello di ridurre il taglio per gli enti più virtuosi e tagliare di più dove c’è più margine - spiega il senatore leghista Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio -. Per distinguere tra virtuosi e spreconi si possono usare dei parametri molto precisi, come il rispetto del patto di stabilità, il costo del personale rispetto agli abitanti, l’uso dei fondi europei». È evidente che in questo modo la manovra verrebbe modulata in senso «padano», perché Regioni efficienti come Lombardia, Veneto e Piemonte dovrebbero sopportare sacrifici minori, avendo utilizzato meglio le risorse pubbliche. «L’impostazione generale della manovra è condivisibile. Le entrate si sono ridotte di 50 miliardi, è logico che anche la spesa vada ridotta - spiega il bocconiano Garavaglia -. Ecco, magari sarebbe meglio concentrare i tagli anche sui ministeri centrali». Per questo la Lega chiede che il taglio delle auto blu passi dal 20% al 50% e che nelle piccole province vengano accorpate le funzioni apicali.
Tensione sull’asse fra Lega e Tremonti Bossi vuole dare l’altolà al ministro
Da Pontida il Senatùr chiederà al ministro di modificare la manovra. E ai suoi confida: "Se dice no può tornare a fare il commercialista". Il leader darà voce ai timori di sindaci e governatori padani. In cantiere 88 emendamenti
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