Terence Hill torna nel West

Venezia «Ogni uomo ha il suo destino», sussurra lo sceriffo Basehart, ovvero Paul Sorvino, mentre l’eroe del film si allontana sul cavallo nero, nel tramonto fiammeggiante del New Mexico. Ma un imprevisto è in agguato... Finisce così la prima puntata di Doc West, la miniserie che parte stasera su Canale 5, in prime time, diretta da Giulio Base e interpretata da Terence Hill, al secolo Mario Girotti. Un ritorno al western, genere dalle fortune alterne, anche in America, figurarsi in Italia. In ogni caso una sfida per la rete ammiraglia di Mediaset, che ha scelto il contesto veneziano per presentare ieri Doc West. Il film è una riuscita, almeno a vedere la prima puntata (nella seconda ne succedono di tutti i colori). Non era facile: bisognava trovare un modo espressivo per saldare tradizione e novità, echi del western all'italiana e una più accurata ricostruzione storica. E allora chi meglio di Terence Hill, che in coppia con Bud Spencer ha incarnato la stagione gloriosa dello spaghetti-western nella sua versione comico-brillante, per riprovarci? Naturalmente in una chiave per famiglie: il che significa più sentimento, meno violenza, la giusta dose di scazzottate e qualche duello al sole.
Girato in inglese, vicino a Santa Fe, contando su un cast misto (per la parte italiana Ornella Muti, Alessio Di Clemente, Gisella Marengo, Mary Petruolo e altri), Doc West potrebbe funzionare anche sul mercato statunitense. Il produttore Guido De Angelis si dice ottimista. L'interesse c'è, il film è stato venduto un po' dappertutto e si sta già pensando a una seconda serie. «Per noi è un prodotto di punta», conferma Giancarlo Scheri di Mediaset.
Così, riposta la tonaca di Don Matteo, Terence Hill reindossa lo spolverino bianco che gli regalò Sergio Leone all'epoca di Il mio nome è nessuno e la mitica Colt Navy di Trinità. Come se il tempo non fosse passato. Nel film è un ex medico sbevazzone (abbandonò il mestiere per aver provocato la morte di una donna messicana durante un intervento chirurgico) trasformatosi in giocatore d'azzardo. Nel tentativo di recuperare dei soldi, il gambler-pistolero salva dalla morte un ragazzo, Silver, e finisce a Holysand, dove l'aspetta un mare di guai. Ma forse anche l'amore.
«Dopo Lucky Luke avevo dato l'addio al western, non trovavo copioni decenti, meglio appendere la pistola al chiodo», confessa l'attore. Poi è arrivato Doc West e il richiamo è stato irresistibile. Lo stesso per Giulio Base, che firma la regia con lo stesso Hill: «Un sogno per chi è cresciuto come me a pane e western. Spero di aver fatto una cosa bella. Una storia all'antica: limpida e pura, come l'acqua che hai voglia di bere quando ti viene sete».