Tifo da stadio dei cresimandi per il cardinale

Colori, festa e musica: l’arcivescovo è stato accolto a San Siro da 50 mila tra accompagnatori e ragazzi che hanno concluso la preparazione al sacramento

Tifo da stadio dei cresimandi per il cardinale

Enrico Lagattolla

Arrivi nel piazzale di San Siro un giovedì pomeriggio. Dentro lo stadio, urla e cori che sembra una domenica di campionato. Fuori, centinaia di autobus che intasano parcheggio e strade limitrofe, e da cui sbarcano a migliaia giovani rumorosi. Con casacche di sette colori diversi, quante sono le zone pastorali della Diocesi di Milano da cui arrivano. Sono i cresimandi 2005, quelli che concludono i «cento giorni» di preparazione al sacramento, tutti qui per incontrare l’Arcivescovo, il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Gli anelli dello stadio si riempiono rapidamente. Rosa e azzurri in curva nord, nella sud gli arancioni e i gialli, verdi, rosse e blu le tribune centrali. Alla fine sono più di cinquantamila, per un effetto in «technicolor» che è meglio di una coreografia da derby. Ancora pochi minuti e sono le 17. Pochi minuti, e arriva Tettamanzi.
Tutti i modi per ingannare l’attesa. Primo, la musica. Ritmi profani azzardati dalla band, il pubblico apprezza. L’attacco di «Satisfaction», e vedi parroci sulla quarantina dimenarsi in uno «shake» come nemmeno al «Piper» negli anni di gloria. Dopo i Rolling Stones, i Beatles. Equità dorotea. Per chiudere, svolta mistico-rokkettara, e largo ai Blues Brothers.
Secondo, i balli e le coreografie. Un migliaio di giovani volontari scorrazza in sincrono sul prato di San Siro, allestendo una serie di scenografie e quadri simbolici, invitando il pubblico a tenere il ritmo, a battere le mani, a unirsi alle danze. E, immancabile, una «ola» che movimenta lo spirito.
Poi le 17 arrivano, e arriva anche il Cardinale. Boato di entusiasmo dagli spalti. «Dio-ni-gi! Dio-ni-gi!», scandiscono i cresimandi. Lui si volta ai quattro lati e ricambia il saluto con ampi gesti, precede un corteo di vescovi, e sull’erba spicca nella sua veste porpora. Sale su un palco allestito all’altezza del centrocampo, e osserva i «suoi» ragazzi. Poi li benedice e inizia la messa.
«Nel nome del Padre...». Tanti segni della croce che a San Siro si vedono di rado. Soprattutto, in altre occasioni. Magari un rigore. Ma oggi è diverso. Giorno di festa e ascolto per i giovani. «Ho aspettato tanto questo incontro con voi - esordisce Tettamanzi - che siete ragazzi in gamba e molto svegli». Applausi.
Prosegue, l’Arcivescovo. E spiega di aver scritto loro una lettera. Ha per titolo «Emmaus», e con essa vuole parlare «a ciascuno di voi e immaginare il vostro cammino dal giorno della Cresima in poi», perché «con la Cresima appartenete pienamente alla famiglia della Chiesa e dovete esserne protagonisti attivi e responsabili». Come i discepoli di Emmaus raccontati da Luca, quelli che incontrano Gesù lungo la strada per il villaggio. Lo riconoscono, e a Gerusalemme ci tornano come testimoni del Vangelo.
Immagina poi, il Cardinale, che tutti i ragazzi circondino, tenendosi per mano, città e tangenziali, che diano vita a «una gigantesca catena umana che non sarebbe affatto un assedio, ma un grande abbraccio».
Finisce la messa, finiscono i «cento giorni». I cinquantamila tornano a casa. L’«Alta via», come la chiama il Cardinale, è conclusa.

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