Torna in cella con 9 complici il «re dei rifiuti»

Già a luglio del 2008 aveva preso una bella scoppola: sei anni e mezzo, diventati cinque in Cassazione. Ma il traffico di rifiuti industriali, come dire, Salvatore Accarino l’ha proprio nel sangue, così ha proseguito l’attività. Ed è nuovamente finito in galera. Per non farlo sentire solo però, i carabinieri del Nucleo tutela ambiente hanno arrestato anche il fratello Mario, il figlio Francesco e la fida segretaria Myriam Battistello.
Campano, ma ritenuto vicino alla famiglia siciliana di Giuseppe Onorato, Accarino, 57 anni, da tempo abita a Fagnano Olona ed è da anni al centro di inchieste giudiziarie. Tre strani incendi scoppiarono a giugno e novembre 2002 e a dicembre 2003 nella sua ditta di stoccaggio rifiuti, «Lombarda servizi», di Olgiate Olona. Sempre nel dicembre del 2003 si concluse anche l’inchiesta Eldorado, che portò all’arresto di 22 persone, tra cui i due Accarino, poi appunto condannati per aver smaltito nei cantieri edili, nei fondi stradali o addirittura sparsi nei campi come fertilizzante rifiuti speciali, pericolosi e non, di aziende lombarde, venete o provenienti dalla Campania.
L’uomo è ora nuovamente finito dietro le sbarre nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri del Noe diretti dal tenente colonnello Sergio Dal Monte e dalla procura di Busto Arsizio. Operazione conclusa con dieci arresti: quattro in carcere, gli Accarino e la segretaria, e sei ai domiciliari, Sabrina Battistello, Gabriella Bragagnolo, Tommaso De Bellis, Roberto Doria, Antonio Fabrizio Marta e Filippo Vicino. Nel provvedimento dei giudici figurano anche i nomi di 41 indagati, tra cui un consigliere comunale d’opposizione di Salaro e sei bancari.
Il trucco era semplice: Salvatore Accarino attraverso le società «Medio Ambiente 2000» e «Schenone», autorizzate al solo trasporto del rifiuto, stoccava nel deposito di Valle, terriccio contaminate con idrocarburi e metalli pesanti, poi coperto con scarti di edilizia e infine smaltito in discariche ordinarie. L’arrestato era riuscito ad accaparrarsi il trasporto delle terre inquinate dalla sua vecchia «Lombarda» che avrebbe dovuto smaltire i rifiuti di una vicina cartiera. In realtà il materiale non veniva raccolto, ma semplicemente coperto con altro materiale. Solo questa operazione aveva comportato un guadagno di 240mila euro in due settimane. Nonostante le condanne e l’interdizione a tenere conti correnti, il pregiudicato ne aveva aperto 21 in diversi istituti di credito, grazie a funzionari compiacenti, sei dei quali ora denunciati. Ieri all’alba la resa dei conti: duecento carabinieri hanno eseguito 18 perquisizioni, sequestrato 2 impianti di gestione rifiuti, 7 sedi legali di società, 18 automezzi, 4 immobili, 21 conti correnti bancari.
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