La triste favola dell’orso coi pattini fucilato perché si ribellò al circo

FINITO Il plantigrado faceva parte del circo di Mosca. A farlo fuori la polizia del Kirghizistan

Ha trovato il coraggio di ribellarsi e per questo è stato fucilato sul posto, come uno schiavo, come un prigioniero che, raggiunto il limite massimo dell'esasperazione, si lancia tra le braccia della morte certa, trascinando con sé il suo carceriere. È successo l'altro ieri a Bisheck, capitale dello stato del Kirghizistan, nell'Asia Centrale, dove il circo russo «Orsi sul ghiaccio» stava provando, per l'ennesima volta, uno dei numeri cui questi plantigradi devono sottomettersi per strappare un sorriso al pubblico che ignora a quali torture e vessazioni siano sottoposti per raggiungere tali performance. L'orso, da cinque anni schiavizzato dai circensi, indossava i pattini, mediante i quali, era tenuto a volteggiare sulla pista di ghiaccio assieme ai suoi sfortunati fratelli. Neanche fosse un artista di «Holiday on ice», il più prestigioso circo sul ghiaccio del mondo, neanche fosse una ballerina ai campionati del mondo di pattinaggio artistico.
Vi immaginate quale piacere deve provare un orso che pesa diverse tonnellate a volteggiare con i pattini su una pista di ghiaccio? Non per niente orsi e ippopotami sono spesso offerti al pubblico dei bambini in queste ridicole posizioni: solo che si tratta di Fantasia o di uno dei mille cartoon dove animali goffi e impacciati sono trasformati in ballerini che piroettano nella pellicola strappando risate senza fine a bimbi e nonni. In Russia invece, così come in molte altre parti del mondo, non si tratta di finzione, niente cartoon, niente fumetti. La tradizione consolidata vuole che gli orsi, ben istruiti fin da cuccioli, facciano le loro evoluzioni sul ghiaccio muniti di pattini e giochino partite di hockey dotati di elmetto, tuta e bastoni.
Solo pochissimi giorni fa è arrivato a Milano Tom Rider, che ha lavorato in decine di circhi nel mondo, e, dopo essersi pentito di quanto ha fatto e visto, ha reso finalmente noto, da addetto ai lavori, cosa in realtà avviene lontano dalle luci della ribalta. Catene, bastoni, pugni, calci, frustate. Questi sono gli attrezzi con i quali far ballare gli orsi, mettere in riga le tigri e costringere gli elefanti ad alzare i poderosi corpi uno sulla schiena dell'altro. Nell'intervista che ci ha concesso, Rider ha affermato di avere visto un elefantino di pochi mesi ucciso a bastonate, perché opponeva resistenza. Dove? In quale circo? Ma proprio in quello che stasera finalmente smonta il tendone a Milano e se ne andrà in altri Paesi a mostrare spettacoli vergognosi quanto diseducativi, con il beneplacito di governi (di destra, centro e sinistra) senza palle per fermarli.
Non sappiamo il nome dell'orso ribelle di Mosca. Ci hanno fatto sapere soltanto che, durante una prova coi pattini, ha gettato sul ghiaccio tal Mr Potapov, direttore del circo e un suo collaboratore che lo voleva soccorrere. Il primo è morto, l'altro è in fin di vita. A tragedia avvenuta è arrivata solerte la polizia «sovietica» che ha fucilato l'orso sulla pista. I suoi pattini si sono staccati e giacciono ancora lì sul ghiaccio, mentre, ci fa sapere un'agenzia di stampa sovietica «gli esperti stanno studiando cosa abbia mosso l'orso a un gesto così estremo». Già nel 2002, nel piccolo zoo di Bisheck, un orso aveva attaccato e ucciso un bambino che lo voleva accarezzare. Il gruppo di esperti chiamato a indagare trovò la soluzione all'arcano: l'orso mangiava poco o niente.
E allora, ve lo dico io, senza bisogno di gruppi di esperti, cosa è scattato nell'orso coi pattini: la vendetta per anni di soprusi, di vessazioni, di torture, di umiliazioni. Ha preferito crollare sul ghiaccio, suo ancestrale amico, ma senza quei ridicoli pattini d'acciaio che ha lanciato ai bordi della pista prima che il cuore si fermasse.
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