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Dal tumore all'Ironman, così si può fare

A 38 anni la diagnosi di malattia, oggi a 52 è triatleta e gareggia una volta all'anno

Dal tumore all'Ironman, così si può fare
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Un tumore al seno a 38 anni, definito dai medici "aggressivo". E poi la voglia di riprendersi la vita dopo le terapie, aggressive pure quelle, ma che finalmente a 40 anni si era lasciata alle spalle. Lei è Roberta Liguori, marchigiana, oggi cinquantaduenne. E di quel periodo ricorda le raccomandazioni del medico. "Potrebbe tornare" (riferito al tumore, per questo si fanno i controlli). E lei, ingegnere informatico, abituata a sistemare le cose, specie le più complesse, ha subito messo a posto quel bias che non le risuonava affatto dentro di sè: "Tutto potrebbe succedere, con buona pace degli algoritmi. Cosa posso fare ora per me, per stare e sentirmi meglio?". Sentite. Appena finita la chemioterapia Roberta si è allenata forte, voleva a tutti i costi partecipare a un Ironman, la più tosta delle competizioni del Triathlon, ossia una gara che comprende 3,86 km di nuoto, 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa (cioè la distanza della maratona), tutto in 12 ore e mezzo. Da quel traguardo chi l'ha fermata più, la Roberta. Ogni anno un Ironman e oggi siamo a dieci, "l'allenamento è parte del mio quotidiano". Si è pure qualificata ai mondiali per la sua categoria (non professionista) ed è stata a Kuna alle Hawai a sfidare triatlete di ogni parte del globo.

Volere è potere? "Ne sono convinta, non possiamo sapere quello che la vita ci riserverà in un futuro ma possiamo intervenire sempre partendo da quello che abbiamo". Val la pena seguire la svolta che ha preso l'esistenza di Roberta. "Nel 2000 mi trovavo in Brasile in un viaggio di lavoro e ho conosciuto una donna che tutti i giorni procurava il cibo a chi viveva nelle favelas: lei cucinava e i bambini venivano a prendere pasti e li portavano nelle loro case. Ho ampliato il suo progetto grazie alle donazioni che raccolgo in Italia e oggi in quel comedor si sfamano 300 famiglie tutti i giorni, attorno sono sorti un orto e un campo di calcio". Poi? "In Brasile ci torno almeno una volta all'anno ma ho cambiato lavoro. Non ero più adatta a lavorare in azienda, ne ho creata una mia mettendo a frutto un mio talento: riesco a motivare le persone. Ho seguito svariati corsi e master ed eccomi mental coach".

L'azienda si chiama come lei, Roberta Liguori, conta 18 collaboratori e ha un grosso seguito anche sui social. "L'approccio è psicologico ma non si ricercano le ragioni delle insoddisfazioni nel passato, piuttosto si forniscono gli strumenti per cambiare. Aiuto a capire in quale direzione abbiamo messo la nostra vita. Insegno a scegliere gli stati d'animo, a tener allenata la capacità di sognare oltre alle tecniche di Pnl (programmazione neurolinguistica) per dar concretezza agli obbiettivi". Roberta vive a Rimini e organizza corsi e seminari di più giorni.

Dice: "Niente si conquista senza la fatica e l'impegno. Non sono nata con un bel fisico, l'ho costruito con metodo e allenamento. Il benessere mentale è legato a quello fisico e a quello emotivo". E gli ostacoli? "Fondamentali per migliorare".

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