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Tutti contro tutti Altro che festa, saranno i David della discordia

C’è chi chiede di boicottare la cerimonia e chi leggerà un appello. Castellitto e Avati senza peli sulla lingua. E si prova a ricucire sui fondi

Tutti contro tutti Altro che festa, saranno i David della discordia
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Che cosa sta succedendo al cinema italiano? Zero film al festival di Berlino, zero a Cannes (manco tra i corti), insomma zero tituli (ogni riferimento calcistico alla Nazionale è puramente ecc. ecc.). La prima conseguenza è un clima di forte nervosismo. Tanto che ci si chiede insistentemente: che ne sarà della serata dei prestigiosi Premi David di Donatello il 6 maggio preceduta, alla vigilia, dal tradizionale incontro dei candidati con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella? "Sarebbe un segnale forte non partecipare, ed è difficile per chi è in corsa per un premio (io quest'anno non ci sono), ma penso davvero che ci sia poco da festeggiare" scriveva una settimana fa Alessandro Gassmann ai suoi 700mila follower su Instagram ricordando "i macchinisti, elettricisti, sarte, parrucchieri, truccatori, runners, attrezzisti, trasportatori, personale di produzione, stunts, con stipendi medio bassi e senza certezze di continuità". A fargli da eco, o viceversa, il combattivo movimento con l'hashtag #siamoaititolidicoda che aderisce all'Unione sindacale di base, il cui portavoce, il montatore Dario Indelicato, ha indetto la sottoscrizione "Luci Spente ai David per non Spegnere il Cinema Italiano" a cui hanno aderito 1.306 persone che chiedono "ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica".

A metterci il carico da novanta, l'altro giorno, Sergio Castellitto in promozione per la serie tv In Utero che, a domanda precisa dell'agenzia Adnkronos, ha risposto testuale: "Il discorso dei David è lungo da affrontare, prima bisogna demolire la congregazione e poi ne riparliamo". La parola congregazione fa sorridere (chi scrive ne fa parte, si tratta di 1.780 giurati che quest'anno sono scesi a 1.325 perché chiamati a versare una quota di 90 euro all'Accademia) e ricorda quelle dello stesso attore che, in un momento di finzione (ma di verità), nel celebre Caterina va in città di Virzì sbrocca in diretta tv al Maurizio Costanzo Show denunciando le "conventicole" a cui si dovrebbe appartenere lui scrittore frustrato cestinato dagli editori per andare avanti nel nostro Paese "disgraziato" (come scrive sempre Roberto D'Agostino).

L'altro ieri, al Teatro Argentina di Roma, s'è riunito il Coordinamento autori e autrici (composto dalle sigle 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac, Wgi) per denunciare lo sbilanciamento del riparto cinema 2026 "che taglia i finanziamenti destinati al cinema italiano e più che raddoppia i fondi tax credit riservati alle produzioni straniere" (ecco spiegato il riferimento di #siamoaititolidicoda al fatto che "non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana"). Si dà il caso, in effetti, che il ministero della Cultura abbia dovuto ridurre il Fondo Cinema, per la spending review, dai 696 milioni di euro del 2025 ai 606 milioni del 2026 anche se il Ministro Alessandro Giuli ha annunciato in corsa di aver trovato "ulteriori 20 milioni di euro che saranno destinati a un primo potenziamento del Fondo per il Cinema che salirà così a 626 milioni di euro", aggiungendo che, a breve, sarà in grado "di incrementare ulteriormente il fondo con altre risorse oggi non impiegate, a sostegno delle maestranze e di chi realizza cinema di qualità". Anche il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, di concerto con il nuovo Direttore generale del cinema e dell'audiovisivo, Giorgio Carlo Brugnoni, è impegnata da mesi a parlare con le associazioni, a progettare un nuovo sistema di nomina delle commissioni ministeriali dopo lo scandalo del mancato finanziamento al documentario su Regeni e a ripescare fondi, anche se la specifica tipologia di comparto industriale del cinema e dell'audiovisivo avrebbe bisogno di regole e tempi certi e quindi di programmazione pluriennale.

Un lavoro di cucitura complesso che però sta portando i primi risultati tanto che il Coordinamento autori e autrici, in un comunicato ieri, si è guardato bene dal parlare di boicottare la serata dei David ma di stare invece lavorando "a un appello unitario da leggere al Quirinale" aggiungendo che, durante la diretta televisiva (a proposito, lo scorso anno l'unico a essere critico sul palco sulle politiche governative fu Pupi Avati che oggi continua a lanciare l'allarme vox clamantis in deserto sul costo troppo alto dei film) "ci si propone di attuare una disseminazione militante, invitando i vincitori a farsi portatori di una parola d'ordine comune" riassunta nello slogan "Non c'è Italia senza cinema". Ohibò, "disseminazione militante", ne vedremo delle belle. Non cambiate canale.

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