Tutti in piazza per Israele tranne Prodi e i comunisti

I partiti dicono sì alla fiaccolata di giovedì davanti all’ambasciata iraniana. Contrari Bertinotti e Cossutta e il Professore non parla

da Roma

Pochi e scontati i «no», molti «sì» convinti, qualche adesione con distinguo, quello degli ambienti prodiani accompagnati dal silenzio del Professore. La mappa delle adesioni al sit-in di giovedì davanti all’ambasciata iraniana contro le dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad è una radiografia di come la politica italiana vede Israele. L’iniziativa del Foglio di Giuliano Ferrara è riuscita nell’intento di far convergere adesioni bipartisan e mettere in minoranza chi puntava a far passare la manifestazione contro il presidente ultraconservatore di Teheran come un prodotto del centrodestra. Alle adesioni della Casa delle libertà e del governo ieri si sono quindi aggiunte quelle di quasi tutti i vertici dei Democratici di sinistra e della Margherita. Andrà alla manifestazione il segretario della Quercia Piero Fassino, che ha parlato di «odio verso Israele e di antisemitismo». Ha aderito anche Francesco Rutelli. Ma in Dl ha fatto più rumore il silenzio di Romano Prodi. Il candidato premier del centrosinistra non ha detto se aderirà alla manifestazione. E per interpretare il suo disagio bisogna probabilmente leggere la posizione di Arturo Parisi. Il presidente dell’assemblea di Dl, prodiano doc, ha aderito alla manifestazione, ma ha detto che non andrà al sit in perché non apprezza «lo spirito che guida gli organizzatori della iniziativa». In sintesi, il timore è che il «no» ad Ahmadinejad «sia trasformato in un sì a Bush e alla Fallaci che non posso condividere». Il giornalista Ferrara gli ha subito replicato assicurando che chi partecipa alla manifestazione non deve condividere le sue opinioni di politica internazionale.
Chi, invece, il direttore del Foglio non ha provato a convincere sono i radicali di sinistra. A partire dal Partito dei comunisti italiani di Armando Cossutta che ieri ha parlato attraverso Marco Rizzo: «Non parteciperò alla fiaccolata di giovedì, perché sono indisponibile a prendere parte a qualsiasi manifestazione che non contempli chiaramente le parole d'ordine: due Popoli e due Stati». Identica la posizione di Rifondazione comunista, con Fausto Bertinotti: «Andrei anch’io, ma ad una condizione: sostenere insieme il diritto degli israeliani a difendere il loro Stato e quello dei palestinesi ad averne uno. Due popoli, due Stati». Sulla stessa linea Cesare Salvi dei Ds, mentre i Verdi hanno alla fine trovato un compromesso tra Paolo Cento, da subito contrario, e Rafi Korn presidente dei giovani del Sole che ride ed esponente della comunità ebraica romana che aveva minacciato di strappare la tessera. Il partito di Alfonso Pecoraro Scanio manifesterà davanti all’ambiasciata iraniana, ma un giorno prima rispetto al sit in ufficiale al quale parteciperà comunque qualche esponente ecologista.
Nessuna defezione nel centrodestra. Tantissime le adesioni della Cdl. «È un dovere, per chiunque ami la libertà, partecipare alla fiaccolata a sostegno di Israele promossa per giovedì dal Foglio di Giuliano Ferrara», ha spiegato il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. Dagli azzurri era anche arrivata la richiesta che la manifestazione fosse seguita dalla Rai e ieri sera è arrivato il via libera alla diretta da parte dei dirigenti della tv di Stato. Totale l’adesione anche in Alleanza nazionale, in linea con la posizione del vicepremier Gianfranco Fini.
Per quanto riguarda gli enti locali, il sindaco di Roma Walter Veltroni ha deciso di aderire, mentre in Lombardia parteciperanno al presidio milanese il presidente Roberto Formigoni, il sindaco Gabriele Albertini e il presidente della provincia Filippo Penati. Tra i sindacati il sì più convinto è stato quello della Uil. Numerose anche le associazioni che parteciperanno: dalle Acli e al Movimento cristiano lavoratori fino all’Arcigay.

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