Tutti a piedi, tranne venti politici Il Comune: «Errore quelle deroghe»

C’è chi aveva un appuntamento elettorale fissato da tempo, chi aveva qualche impegno, chi ha fatto il furbetto e ha approfittato del privilegio. Chi ha chiesto invece il permesso per i suoi collaboratori, che non hanno certo tempo da perdere. Il buon esempio? Roba da altri tempi. Sono venti i politici che tra sabato sera e domenica mattina hanno chiesto l’autorizzazione a usare la macchina nella giornata di blocco. Nel momento in cui il sindaco di Milano si dice pienamente soddisfatta dei risultati raggiunti, ovvero 3 milioni di lombardi a piedi, venti rompono il tabù della domenica ecologica e inquinano con il sorriso. Sabato sera ammontavano a sei i permessi concessi ai politici in campagna elettorale, domenica il numero era salito a 20: forse qualcuno che non sperava nel miracolo, leggendo i giornali si è accorto che avrebbe potuto approfittare...
Se potesse il vicesindaco e assessore alla Mobilità Riccardo De Corato ingoierebbe quei pezzi di carta però i nomi non li dà. Vince la privacy: «Non ne valeva la pena. La deroga è stata fatta probabilmente da qualche funzionario troppo zelante». L’ordinanza prevede che siano esonerati «veicoli utilizzati da rappresentanti dei movimenti e partiti politici interessati dalla consultazioni elettorali, che rappresentano carattere di inderogabilità per comprovate esigenze non rinviabili».
Ecco allora che Giulio Gallera, capogruppo del Pdl in Comune, e candidato al consiglio regionale, fa outing: «Ho chiesto il permesso perché avevo un impegno elettorale fissato da tempo. Inoltre siamo nella settimana più piovosa dell’anno, quindi questo blocco era inutile». C’è anche chi ha partecipato ai suoi appuntamenti usando i mezzi pubblici o la bicicletta come Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale in corsa per il Pirellone: «Non ho richiesto né tantomeno utilizzato la deroga prevista per i veicoli utilizzabili anche dai candidati: mi sono mosso con i mezzi pubblici e con la bicicletta». Stesso discorso vale per Filippo Penati, candidato alla presidenza della Lombardia per il centrosinistra, che ha optato per il metrò. Ma c’è anche chi ha chiesto il permesso per il suo staff: «Sono rimasto senza parole vedendo circolare auto elettorali senza candidati - denuncia Palmeri - e mi chiedo perché l’ordinanza non fosse specifica e destinata unicamente a chi era nelle liste».
Avvistati su una di queste fatidiche auto, senza candidato? I collaboratori di Stefano Maullu, assessore regionale alla Protezione civile, che però nega: «Io ho l’auto a gas, i miei collaboratori sono recati in ufficio in metro», e quelli di Angelo Giammario, sottosegretario alla presidenza della regione, che non siamo riusciti a raggiungere al telefono.
Ma c’è chi invece senza permesso, ha sfidato (invano) il blocchetto dei vigili: «Volevo farmi multare e non ce l’ho fatta» dichiara deluso il socialista Roberto Biscardini.